La lunga esperienza alle spalle non era bastata a salvarlo dall’infortunio che gli era costato la vita a soli 43 anni. Ieri, per la morte di Fabio Cristinelli, l’autotrasportatore bergamasco travolto da un carrello elevatore il 13 aprile 2017 nel piazzale della Setramar, un dirigente dell’azienda portuale è stato condannato in abbreviato a 10 mesi con pena sospesa, mentre per il legale rappresentante della Cofari (Cooperativa Facchini Riuniti) e il conducente del mezzo che schiacciò il camionista il giudice per l’udienza preliminare Janos Barlotti ha disposto il rinvio a giudizio.

Il dramma in un video

Immagini terribili quelle delle telecamere del piazzale, che avevano ripreso nettamente la scena. Il 43enne, dopo avere passato l’ingresso del terminal, aveva parcheggiato il mezzo pesante ed era sceso, avviandosi a piedi verso l’addetto alle operazioni di carico. Aveva atteso il passaggio di un primo carrello elevatore poi, a testa bassa, si era avviato senza accorgersi che un secondo mezzo carico di un coil stava transitando verso di lui. L’uomo era finito sotto le ruote, morendo sul colpo.

Dopo la tragedia, si erano fermate tutte le banchine del Candiano in segno di rispetto. Le indagini della Medicina del lavoro avevano invece approfondito le indagini identificando le figure di responsabilità potenzialmente coinvolte nell’incidente. Così, nel fascicolo aperto dal sostituto procuratore Angela Scorza erano stati inseriti i nomi dei tre indagati.

Il processo

Per due di questi – il responsabile della Cofari (tutelato dall’avvocato Albert Pepe) e il conducente del carrello elevatore (assistito dagli avvocati Danilo Manfredi e Samuele De Luca) era stato chiesto un non luogo a procedere. Nonostante ciò, ad avviso del gup, ci sono aspetti meritevoli di approfondimento; da qui la decisione di rinviarli entrambi a giudizio.

Valutazione diversa invece quella che l’accusa aveva fatto per Setramar. I legali, Ermanno Cicognani e Mauro Cellarosi, avevano scelto il rito abbreviato condizionato all’audizione di un ingegnere, che era stato sentito in merito all’accesso degli autisti all’interno della banchina e alle procedure da seguire fino al momento del carico delle merci. Secondo le ricostruzioni, infatti, la vittima aveva ricevuto all’ingresso del terminal la “safety card”, con le disposizioni alle quali si sarebbe dovuto attenere una volta entrato nel piazzale.

Tuttavia, per la Procura, sarebbero mancati anche altri accorgimenti in materia di sicurezza del luogo di lavoro. Da qui la richiesta di condanna a 10 mesi per il terzo indagato, che ieri è stata accolta dal giudice. FED.S.

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