Ravenna, calci in pancia alla compagna incinta. A processo

Le violenze di quell’uomo non avrebbero avuto alcun freno, al punto che avrebbe preso a calci la pancia della sua compagna gettata a terra, pur se consapevole che dentro il suo grembo stava crescendo loro figlio. Un bambino evidentemente non voluto dall’uomo – giovane di origine tunisina di 26 anni – che per questo era riuscito a costringere la compagna, una ravennate di appena 22 anni, ad abortire, perché ormai terrorizzata dalle minacce di lui che le avrebbe detto: «abortisci o ti faccio abortire io». Ora quel quel giovane straniero residente a Ravenna, difeso dall’avvocato Francesco Furnari, è stato rinviato a giudizio e dovrà rispondere delle accuse di maltrattamenti contro un convivente, lesioni personali aggravate, minaccia e violenza privata.

La reiterata serie di abusi da parte del 26enne nei confronti della giovane ravennate sarebbero iniziati verso la fine del 2019. Nella sua denuncia, la 22enne ha parlato di un episodio in particolare, consumatosi dentro le porte di una nota discoteca ravennate. Lì dentro, una sera di dicembre, l’imputato avrebbe iniziato a strattonarla, a tirarle i capelli, a prenderla a schiaffi e persino a sbatterle la testa contro il muro. Una volta tornati a casa l’avrebbe presa a pugni, poi di nuovo a schiaffi e spintoni, al punto da farla cadere dalle scale. Una volta a terra la sua furia non si sarebbe calmata, ma anzi l’avrebbe continuata a colpire. La donna, a quel punto, aveva tentato di trovare rifugio in bagno e il compagno, all’apice della violenza, avrebbe preso in mano un coltello con una lama da trenta centimetri e l’avrebbe rincorsa per l’abitazione. Arrivata alla porta, la 22enne aveva tentato di fuggire, decisa a chiudere quella relazione malata, ma il ragazzo le si era parato davanti, segregandola dentro casa e costringendola a dormire nel letto con lui.

L’aborto

Quella nottata di follia era terminata con la vittima costretta ad andare in ospedale, dove le era stato refertato un trauma cranico commotivo, con una prognosi di guarigione di sette giorni. Tra le condotte di violenza perpetrate, la più grave sarebbe però quella che aveva portato la ragazza alla “decisione” addirittura di cessare la gravidanza che aveva in atto. Il compagno, infatti, in più occasioni l’avrebbe minacciata che se non avesse abortito ci avrebbe pensato lui a farlo, costringendola di fatto a prendere quella terribile scelta.

Tra i reati per i quali il 26enne dovrà rispondere ci sono anche i maltrattamenti, perché oltre agli specifici episodi contestati, l’imputato sarebbe stato solito mettere le mani addosso alla compagna, oltre ad offenderla e denigrarla costantemente. Ieri mattina, al termine dell’udienza preliminare, il pm Vincenzo Antonio Bartolozzi ha chiesto e ottenuto il rinvio a giudizio del ragazzo.

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