Ravenna, Bruno Ventavoli a “Il tempo ritrovato”

Arriva alla biblioteca Classense, per la rassegna Il tempo ritrovato, lo scrittore Bruno Ventavoli con il suo romanzo Seimila gradi di separazione: questo pomeriggio alle 18 l’autore incontrerà Matteo Cavezzali, curatore della rassegna, in un dialogo serrato su quello che è stato definito dallo stesso editore «un piccolo, grande affresco della Padania horribilis ai nostri giorni» (edizioni e/o).

Ventavoli, direttore dell’inserto “Tuttolibri” del quotidiano La Stampa, torinese classe 1961, è studioso di letteratura ungherese e traduttore. In qualità di autore è al suo quinto romanzo.

Seimila gradi di separazione, romanzo in 24 storie come recita il sottotitolo, è un libro sull’oggi che rifugge ogni realismo, un racconto della realtà in cui viviamo in cui però ogni riferimento alla realtà dell’autore è bandito. Tutti gli episodi, scrive Alberto Pezzini su “Libero”, «sono così, una manciata di sale sulla ferita aperta, racconti freddi come ghiaccio sulla pelle. Tristi, attoniti, cinici e anche un po’ bari perché non ti lasciano scampo. Ventavoli non ha risparmiato su nulla. Ha saputo guardare la vita per come è oggi e renderla sulla carta magari con qualche tocco di troppo ma registrando ciò che siamo diventati: ciò che non siamo, ciò che non vogliamo».

Il titolo gioca con la nota teoria sociologica dei “sei gradi di separazione”, secondo la quale, dati due individui al mondo apparentemente diversi in tutto, è sempre possibile collegarli attraverso cinque sole persone. Teoria che, in qualche modo, avalla l’idea che nel mondo di oggi siamo tutti teoricamente interconessi. Ma, secondo Ventavoli, intervistato per “Libri da asporto”, «in questo titolo, con ironia ma anche con una certa malinconia, a me sembra che siamo invece tutti terribilmente separati». Siamo insomma «tutti terribilmente soli, anche felicemente soli, o comunque la solitudine mi sembra una condizione generale dell’universo e di questa vita moderna».

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