Ravenna, bollette da 600mila a 1,5 milioni Case di riposo a rischio

Gli incrementi nei costi dell’energia facevano male già a febbraio, con impennate fino all’80% in più rispetto alle bollette dell’anno precedente, ma ora la situazione, che non era certo rosea anche per la difficoltosa fuoriuscita dal periodo pandemico, è notevolmente peggiorata e in diverse strutture l’aumento delle utenze arriva a sfiorare quota +250%. A fornire un quadro del momento critico per le case di riposo è Antonio Buzzi, presidente del Consorzio Solco, attraverso il quale vengono gestite una decina di strutture di residenza per anziani a Ravenna e provincia. «Tra febbraio e marzo gli incrementi sembravano già insopportabili, ma non avevamo ancora compreso quello che sarebbe accaduto dopo – commenta –. Per quanto riguarda il nostro Consorzio, siamo passati da un costo medio dell’energia che ci faceva arrivare per ogni anno bollette da 600/620mila euro a una previsione per il 2022 che supera il milione e mezzo di euro».

Una differenza di circa 900mila euro che, ad oggi, non trova un contrappeso nella tariffa riconosciuta dalla Regione, ferma su tassi di rimborso per le utenze delle strutture accreditate pensati quando caro energia e speculazioni non si erano ancora manifestati all’orizzonte. E così i gestori di Cra e gli altri attori del settore cooperativo sociale attendono una mossa proprio da viale Aldo Moro: «Ultimamente è ripartito il confronto con la Regione – spiega Buzzi – che, pur nelle difficoltà di bilancio note ormai a tutti, ha promesso che entro settembre si muoverà qualcosa. Nei prossimi giorni ci aspettiamo che la Giunta si esprima per un riconoscimento verso le strutture accreditate».

Le modalità in cui questo potrà avvenire non sono però infinite, anzi, e non è da escludere che le rette vengano ritoccate al rialzo. In alternativa si potrebbe ricorrere al Fondo regionale per la non autosufficienza. Insomma, come spiega Buzzi, la Regione dovrà scegliere se «guardare a risorse proprie o agire sulle rette». Il tutto nell’impossibilità attuale, per i gestori, di accedere a risorse statali, visto che gli aiuti per le aziende cosiddette “energivore” non potranno ricadere sulle singole strutture.

La sensazione, quindi, è che le case di riposo si trovino di fronte a una nuova, ennesima emergenza: «Ci auguriamo che le strutture non vacillino – sottolinea Buzzi –. Gli interventi dovranno essere significativi, altrimenti qualcuno rischia di non chiudere il bilancio del 2022. Entro fine anno dovrebbe essere avviata una revisione generale del sistema di accreditamento. La riflessione con la Regione è in atto da tempo: adesso occorre rinnovare, altrimenti il problema non si risolve e le nostre realtà, come tante altre, rischiano di trovarsi in grave difficoltà».

Lo spettro dei razionamenti che potrebbe farsi largo con l’autunno, però, viene respinto con forza: «Sono impossibili – assicura Buzzi –. Viste le loro fragilità, i nostri ospiti devono poter contare su un microclima adeguato con standard precisi. Di sicuro non possiamo essere noi a risparmiare abbassando la temperatura dei termostati. L’unica variabile è: a che prezzo garantire tutto ciò?».

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