Ravenna, Berkan B: chiesti 6 mesi per chi gestiva lo smaltimento

Una pena di sei mesi e 3.000 euro di ammenda: è questa la richiesta presentata ieri pomeriggio dal vice procuratore onorario Adolfo Fabiani per Adele Malco e Loriano Bernardini, rispettivamente la legale rappresentante della Mediterranean Ship Recycling e il titolare della ditta individuale imputati in concorso per deposito incontrollato di rifiuti.

I fatti contestati sono quelli, risalenti al 2017, relativi alla gestione del relitto della motonave Berkan B semi-affondata nella banchina della pialassa del Piombone. Se Mediterranean Ship Recycling, con sede a La Spezia, è il consorzio che per primo aveva ottenuto l’autorizzazione per la rimozione della nave, la società di Bernardini era subentrata nel novembre del 2017 all’azienda ligure, pur continuando quest’ultima a partecipare ai lavori noleggiando alcune attrezzature. Eppure, stando almeno agli esiti di una ispezione condotta nel marzo del 2019, sulla banchina erano state ritrovate quantità di rifiuti, alcuni dei quali catalogati come “pericolosi”, tali da far sorgere degli interrogativi sulle operazioni di smaltimento. In 17 grandi sacchi per la raccolta dei materiali furono infatti rinvenuti resti di scialuppe, estintori, bombole di gas, segatura, polistirolo e, soprattutto, amianto e contenitori di olii esausti.

La difesa

Da parte dei due avvocati della difesa, Fabio Sommovigo per Malco e Alessandra Giovannini per Bernardini, è invece arrivata la richiesta di assoluzione. Per l’avvocato di Malco, la responsabilità della gestione dei rifiuti sarebbe da attribuire a Bernardini, considerato produttore degli stessi in quanto demolitore. «Essere stata concessionaria della banchina – ha detto Sommovigo nella propria arringa riferendosi alla propria assistita – non attribuisce alcuna responsabilità né potere sui rifiuti né onere di controllo». Un altro aspetto sottolineato dalla difesa di Malco è la presenza di materiale ferroso tra i rifiuti oggetto di dibattimento: «L’attività principale del consorzio – ha spiegato – è il recupero e la vendita di ferro. Non lo avrebbe lasciato lì, rappresenta il suo core business».

Da parte sua, anche la difesa di Bernardini ha chiesto una sentenza assolutoria e in subordine, qualora il giudice monocratico Tommaso Paone rilevi la responsabilità penale dell’imputato, il minimo della pena, basandosi sulle dichiarazioni rilasciate poco prima, in conclusione di fase istruttoria, da un consulente che aveva escluso la possibilità che quei rifiuti potessero impattare gravemente sul contesto ambientale e paesaggistico. «Salvo una scarsa percentuale, i rifiuti non erano pericolosi – ha affermato l’avvocata Giovannini – tanto è vero che non è stato disposto alcun sequestro. E la zona, una banchina, non era di particolare valore ambientale». Al termine della discussione il giudice Paone ha rinviato per repliche alla prossima udienza, che avrà luogo nel mese di settembre.

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