Ravenna, battaglia per gli operai nigeriani: “Proposti aumenti risibili da 60 euro lordi”

RAVENNA – Avevano scioperato per denunciare l’illegalità della condizione di lavoro che subiscono, come operai di un’azienda appaltatrice in Marcegaglia. L’incontro per regolarizzare la loro condizione porta una proposta che sa di beffa: 60 euro lordi in più al mese, quando ne percepiscono circa mille netti di stipendio per un impegno di 40 ore a settimana. Proprio nelle prossime ore verrà formalizzata dal datore di lavoro un’ulteriore offerta, «che però dovrebbe essere di pochissimo migliorativa di quella precedente, assolutamente insoddisfacente. Se così dovesse essere dovremo tornare in mobilitazione». A parlare è Antonio Luordo, del sindacato Sgb di Ravenna, e il caso è quello di poco più di venti lavoratori, tutti di origine nigeriana, assunti dalla cooperativa Ambro Servizi. Per questa coop si occupano della sgrassatura dei macchinari, puliscono le condotte degli impianti di aspirazione e rimuovono le polveri di metallo, di cui a fine turno si trovano ricoperti.

Nelle condotte si calano imbracciando il martello pneumatico e, con questo, distaccano i residui ferrosi che si sono solidificati. Un lavoro duro, per il quale erano stati ingaggiati da una cooperativa nata ad hoc: «L’effettiva appaltatrice del lavoro, la Segea, per ridurgli lo stipendio e garantire prezzi stracciati alla Marcegaglia, si è inventata una “finta cooperativa”», aveva spiegato il Sindacato generale di base in occasione del primo sciopero. Che aveva indotto Segea ad annunciare l’assunzione diretta dei lavoratori, impiegati con un contratto part-time: «Assolutamente finto – ricorda ancora Luordo –. Noi abbiamo visto le buste paga. Operaie e operai non fanno mai meno di 40 ore a settimana. Vengono pagati un migliaio di euro netti, significa 5 euro all’ora». Sostanzialmente 300 euro in meno di quella che era la paga dei dipendenti dei precedenti affidatari: «Questo accade, principalmente, perché i dipendenti della Segea, assunti attraverso Ambro Servizi, erano inquadrati nel contratto del comparto multiservizi, che consente queste condizioni: una paga di 1.243 euro lordi, un migliaio netti. Noi – riassume Luordo – chiediamo che se proprio non si vuole tutelarli col contratto della logistica o della metalmeccanica, almeno li si assuma con il più alto livello del settore in cui ora sono riconosciuti. Al momento registriamo la conquista di tredicesima e quattordicesima, che però significa solo ristabilire la legalità dei termini contrattuali finora lesi». Il referente del sindacato Sgb ha l’impressione che parallelamente si stia lavorando su un altro tavolo di trattativa «al quale noi non siamo invitati. La Segea riporta le rivendicazioni alla committente, alla quale garantisce condizioni di prezzo che ci dice non poter più sostenere se venissero aumentati gli stipendi. Ma sono salari – conclude Luordo – per cui nessuna famiglia potrebbe andare avanti».

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