Ravenna, barriera in mare di 970 metri per proteggere il rigassificatore

RAVENNA – A protezione del rigassificatore sarà costruita una barriera frangiflutti di cassoni che sarà piazzata ad est del terminal. Una sorta di diga lunga 970 metri che servirà di salvaguardare l’impianto dalle mareggiate e che affiorerà dal livello del mare per 6,5 metri. Lo ha spiegato l’ingegner Paolo Ferrecchi, a capo della Direzione generale cura del territorio e dell’ambiente della Regione, durante la commissione che si è tenuta ieri a Bologna. Un di antipasto di natura tecnica dell’incontro fissato per questa sera a Ravenna a Palazzo dei Congressi in cui il progetto sarà illustrato, un paio di giorni prima del termine per inviare le osservazioni, ai cittadini.
La barriera servirà a proteggere non solo la nave rigassificatrice ma anche le metaniere che porteranno il gnl – una cinquantina all’anno – e che resteranno attraccate circa una settimana, ovvero il tempo necessario per completare la trasformazione da liquido a gas del metano. La zona sarà dragata e portata a 15,5 metri: in totale saranno dragati 1,9 milioni di metri quadri e il materiale sarà riversato in una zona a 31 chilometri dalla costa, già individuata come idonea allo scopo. «Al momento – precisa l’ingegnere – è previsto un controllo dei fondali ogni tre anni ma è probabile che lo proscriveremo annualmente, in modo da avere sempre le navi a pieno carico completamente operative».

Per quanto riguarda la sicurezza, ha spiegato Ferrecchi, «la parte a mare rientra nella direttiva Seveso che riguarda gli incidenti rilevanti. Sul tema è al lavoro un direttivo tecnico, con Arpae e Vigili del Fuoco, per dare tutte le garanzie. In questi giorni stiamo chiudendo la conferenza dei servizi». A Porto Viro, in Veneto, dove è già attivo un impianto di rigassificazione, ci sono stati alcuni problemi riguardanti la formazione di schiume. «Non sono impattanti tanto dal punto di vista ambientale quanto da quello estetico. Ci siamo preoccupati che non ci siano problemi di questo tipo ma abbiamo avuto rassicurazioni in tal senso», spiega Ferrecchi. In ogni caso ci sarà un monitoraggio della Regione, così come per quanto riguarda eventuali impatti sulla pesca. Sul fronte della tempistica, «tutti i membri della conferenza dei servizi stanno valutando l’adeguatezza della documentazione presentata, probabilmente entro il 28 ottobre chiuderemo tutta la procedura, poi ci sarà un decreto del commissario che è necessario per concludere tutto l’iter autorizzativo». Al 10 novembre, dunque, la partita dovrebbe essere chiusa.


Affrontato in commissione anche la partita dell’impianto a terra, molto discusso soprattutto per il posizionamento vicino a Punta Marina. Ferrecchi ha ricordato che Snam ha spostato la struttura rispetto a quanto previsto originariamente e ha confermato che saranno acquisiti i 90 ettari di terreno attorno dove sarà realizzata un’area boschiva di mitigazione. Qualche preoccupazione c’è riguardo al camino di scarico: «Ma – rassicura l’ingegnere – non funzionerà sempre, è solo una misura di sicurezza. Inoltre è alto 8,5 metri e sarà invisibile quando crescerà la pineta attorno».

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