Voleva solo tappare una delle tante buche presenti negli stradali retrodunali di Marina di Ravenna. E questa, in particolare, si trovava proprio all’ingresso del suo stabilimento balneare, rendendo difficoltoso soprattutto alla clientela più anziana concedersi qualche ora in spiaggia. Ma quel giorno Christian Falsarella, titolare dello stabilimento balneare “Singita Miracle Beach”, non sapeva che stava commettendo un presunto “inquinamento ambientale”. Sì perché alla fine, per quello che considerava un gesto di civismo, in questi giorni si è ritrovato davanti al giudice del tribunale di Ravenna in qualità di imputato.

I fatti contestati risalgono all’aprile del 2017. In quei giorni il titolare del bagno Singita, così come tutti gli altri bagnini del litorale ravennate, era al lavoro per iniziare a sistemare la propria struttura in vista dell’inizio della stagione. Vista la vicinanza con la struttura Mare e Pineta, da tempo il Singita è lo stabilimento di riferimento anche per quel tipo di clientela, per la maggior parte anziani che hanno difficoltà anche a camminare.

Trovandosi per l’ennesimo anno davanti a degli stradelli retrodunali ridotti a un colabrodo, Falsarella aveva pensato bene di tappare una delle falle con dello stabilizzato (di fatto ghiaia). Proprio in quel momento, però, due uomini della capitaneria stavano passando davanti al Singita e lo hanno denunciato per reati ambientali, dato che negli stradelli è consentito utilizzare solo ed esclusivamente sabbia. «Peccato che la sabbia – spiega Christian – se ne vada praticamente subito. Basta il passaggio di qualche auto o dei mezzi dei fornitori».

Nei giorni scorsi si è quindi aperta l’udienza penale a carico di Falsarella. E tra i primi ad essere sentito come testimone c’è stato Riccardo Santoni, direttore della cooperativa spiagge di Ravenna. Rispondendo alle domande dell’avvocato della difesa, Santoni ha specificato come lo stabilizzato sia proprio uno dei materiali previsti per gli stradelli nel nuovo progetto di riqualificazione. In ogni caso, il titolare del Singita dice di aver agito in quel modo a tutela della propria utenza debole. Bisogna infatti ricordare che nell’area di demanio data in concessione, i titolari degli stabilimenti hanno il dovere di garantire la sicurezza. E, qualora qualcuno dovesse farsi male, sono loro a rispondere in prima persona. «Per questo – conclude Falsarella – avevo deciso di chiudere almeno una di quelle buche che, da troppi anni, vengono lasciate lungo gli stradelli creando non poche difficoltà».

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