Ravenna, i bagnini: “Pronti ad aprire appena possibile”

RAVENNA. Da maggio a settembre, ogni anno, l’interesse dei ravennati è storicamente posizionato anche, talvolta soprattutto, sull’evoluzione del meteo e quindi sulla possibilità di poter correre regolarmente verso il mare non appena possibile. Fa ovviamente eccezione questo 2020 in cui tutto il mondo si è rovesciato ed è alle prese con una situazione impensabile fino a due mesi fa. Tuttavia, ora che l’orizzonte sembra potersi schiarire sia pure con grande prudenza, quelle categorie legate a filo doppio al turismo sono ovviamente molto preoccupate e stanno ragionando sulla maniera di salvare almeno in parte la stagione balneare.
Una categoria che vive tantissimo lavorando con un’utenza spiccatamente ravennate è quella dei proprietari degli stabilimenti balneari, che non possono avere certezze e neppure navigare troppo a vista, ma che in questa situazione di grande difficoltà hanno comunque iniziato a fare ipotesi concrete sull’estate che verrà e su quella clientela soprattutto ravennate che già a Pasqua avrebbe affollato i lidi, ripetendosi poi nelle festività del 25 aprile e 1 maggio. Invece niente di tutto ciò, perché sgarrare proprio adesso che si intravede in lontananza la fine del tunnel potrebbe vanificare i grandi sforzi del lockdown e rendere drammatica una stagione estiva che, invece, gli stabilimenti balneari proveranno a rendere fruibile per quanto possibile. Come? Ecco i pareri di quattro addetti ai lavori

Marina Romea
Luca Ruffini, co-titolare del Romea Beach di Marina Romea, è fresco reduce da un consiglio della locale Pro loco: «Avevamo in progetto iniziative e relative comunicazioni ma adesso dovremo attendere quelle che saranno le indicazioni del Governo. Come Romea Beach ovviamente daremo la priorità alla tutela della salute, quando decideremo di aprire dovremo essere in grado di far sentire il cliente assolutamente tranquillo rilassato. La preoccupazione sulle prescrizioni che arriveranno è che, ad esempio, volendo controllare le spiagge bisognerebbe dare valore all’attività degli stabilimenti balneari. Stanno già girando mail che offrono steward per far rispettare le regole che verranno stabilite, ma non è pensabile caricare di ulteriori costi bagni che stanno perdendo già tanto. Quindi siamo preoccupati perché non sarà possibile avere costi ulteriori rispetto ad un fatturato certamente molto più basso. Poi vorremmo tutelare i nostri dipendenti, senza dubbio. Adesso c’è bisogno di una informazione chiara e precisa per chi questo lavoro dovrà svolgerlo la prossima estate. Se possiamo avere un ruolo nel rendere la spiaggia fruibile, allora, magari una sicurezza futura a livello di Bolkenstein piuttosto che di canoni demaniali non sarebbe male. Noi eravamo pronti per aprire il 20 marzo, a questo spunto speriamo di farlo subito dopo il primo maggio».

Marina di Ravenna
Stefano Bertini, proprietario alla terza stagione del Bagno Corallo di Marina di Ravenna, è comunque pronto per l’apertura: «Noi certamente apriremo, a giugno o anche a luglio nel caso, perché non credo che gli stabilimenti balneari saranno tra le prime strutture a ricevere il via libera, anzi. Ma in ogni modo lo faremo, nel rispetto delle ordinanze che ci saranno e per far capire che lo stabilimento è ancora vivo. La previsione migliore per una stagione particolare secondo me è quella di fare un pareggio, anche una perdita contenuta sarebbe accettabile. So che ci sono colleghi che dicono che non varrà la pena aprire, ma a mio avviso quando sarà possibile farlo molti vorranno cambiare idea. Vedremo come e se sarà possibile offrire anche la ristorazione, il singolo non avrà problemi ma anche la famiglia che mangia assieme a casa lo farà anche qui, distanziata secondo le regole. Io ho smontato i campi di beach tennis quando ho visto che diverse persone venivano a giocare anche dopo la prima ordinanza, perché avevamo già aperto l’1 marzo, quello è un problema secondario ma il Corallo di fatto sarebbe già pronto per aprire ed aspetta le prossime indicazioni».

Monika Balestri, proprietaria sia il Bagno Wave 1 ed affittuaria il Wave 2, attende come tanti un segnale di via libera: «Ci atterremo alle disposizioni che ci daranno per tutelare la salute, avevamo aperto l’1 marzo per poi chiudere subito; ora dal 13 contiamo di poter avviare i lavori di ristrutturazione che erano in programma. Il vantaggio è che avendo spazi immensi sia all’aperto che al chiuso il Wave potrebbe gestire bene la prosecuzione delle misure di distanziamento. L’idea sarà quella di non permettere assembramenti, però per questi siamo attrezzati e confidiamo anche sul senso civico della gente. Credo possa essere un’estate praticabile ma responsabile, ci adegueremo a tutte le direttive ma vorremmo rendere possibile comunque permettere ai nostri clienti di far vivere loro un’estate minimamente fruibile. Ripeto, però, che sarà fondamentale il senso civico della gente, se stiamo distanziati a fare la spesa potremo farlo anche in spiaggia. Sarà da verificare l’eventuale comportamento in acqua dei bambini, mentre al momento è difficile pensare ad una normale ripresa dell’attività sportiva del beach tennis (il Wave 2 è storicamente uno dei maggiori centri di aggregazione di questa disciplina, ndr) e sarà da capire anche se sarà possibile una semplice partita a carte. Ma si tratta di problemi secondari, l’importante sarà garantire alla gente salute e sicurezza, cosa che grazie agli ampi spazi di cui disponiamo potremo certamente fare. Io e i miei ragazzi sicuramente non vediamo l’ora di partire, con disciplina e collaborazione per rispettare ogni direttiva».

Lido di Savio
Spostandosi verso sud, a Lido di Savio c’è Alessandro Marsili, ora attivo solo sulla spiaggia ma a lungo prima giocatore e poi allenatore di successo tanto da vincere tra l’altro l’Eccellenza con il Ravenna post-fallimento. Marsili è proprietario dal 1995 di una struttura storicamente molto gettonata come il Bagno Haiti: «Onestamente non so ancora cosa pensare, siamo legati ad un filo e in particolare il mio stabilimento, che ha una clientela che in parte proviene dall’adiacente campeggio che potrebbe anche non aprire o farlo in modo limitato. L’augurio che è che ad aprile si possa smaltire in gran parte la pandemia, in modo da aprire a giugno, poi penso che uno dei problemi principali sarà quello di tenere a distanza l’utenza, sulla spiaggia ma anche al bar e pure nei bagni. A Lido di Savio la maggioranza delle strutture è pronta per aprire, forzatamente senza procedere a quei lavori di ristrutturazione che parecchi avevano programmato».

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