Ravenna, assolto il medico che firmava certificati ai dipendenti assenteisti

RAVENNA. Era accusata di avere rilasciato quattro certificati medici “falsi”, consentendo così a un dipendente dell’ispettorato di lavoro di stare a casa quasi un mese, quando invece durante la malattia si concedeva cene fuori e pure ore di lavoro extra come “addetto all’accoglienza” al Pineta di Milano Marittima. Così, parallelamente all’inchiesta costata la condanna in primo grado a 4 anni al funzionario 47enne Massimo Siviero, era finita a processo anche il suo medico di base. Ieri per la dottoressa – una 39enne originaria di Lugo difesa dall’avvocato Giorgio Guerra – è arrivata l’assoluzione con formula piena perché il fatto non sussiste.

Quattro medici cambiati

Con l’ormai ex dipendente della Dtl di Ravenna, lo scorso 15 luglio 2019 era stato condannato a 5 anni anche il responsabile dell’ufficio Ispezioni, Gianfranco Ferrara.

Nell’ambito di quella maxi inchiesta, la dottoressa lughese era rimasta coinvolta per i certificati emessi tra i primi di ottobre e l’inizio di dicembre del 2015.

Siviero l’aveva scelta come proprio medico dopo avere cambiato una serie di dottori. Amica della moglie, non aveva neppure mancato di spifferare al collega indagato quella che dalle intercettazioni era sembrata come una “dritta”: «Ho cambiato quattro medici quest’anno, e questa ragazza è perfetta».

Così, lamentando una patologia gastrointestinale, aveva ottenuto dalla specialista quei certificati per “marinare” il lavoro. Nel frattempo, ha rimarcato ieri in aula il sostituto procuratore Silvia Ziniti, «durante i periodi di malattia il paziente aveva programmato corse in bici, si era sottoposto a sedute estetiche, aveva coordinato lavori di ristrutturazione in casa, si era intrattenuto in cene fuori e aveva pure svolto un lavoro serale in un locale».

«Non colpevole»

Eppure, ha messo in rilievo lo stesso pm nella requisitoria, prima di chiedere a sua volta l’assoluzione, «non ci sono prove sufficienti per sapere se la dottoressa fosse consapevole di ciò, né se avesse le stesse intenzioni truffaldine del funzionario».

Ancor più categorica la posizione della difesa, insistendo sul fatto che «l’indagine su Siviero e sulle sue patologie non riguarda il medico, che non aveva elementi per dubitare della sua sincerità ed era consapevole di una patologia reale e certificata».

Motivo per il quale, al termine dell’arringa ha chiesto la piena assoluzione da entrambe le accuse di truffa e falso. FED.S.

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