Ravenna, appello contro le cimici: ” A rischio il 20% delle frutta”

Manca una firma, senza la quale il 20 per cento della frutta romagnola è a repentaglio. Con picchi dell’80 per cento sulle pere e criticità importanti sulle pesche. Il potenziale della cimice asiatica, del resto, lo si è toccato con mano tre anni fa. Furono di 63 milioni i fondi destinati all’Emilia Romagna per ristorare, nel 2020, i danni compiuti dall’insetto alloctono sulle colture frutticole dei campi in regione. E non si trattò di un rimborso pieno. Da allora furono avviate sperimentazioni, riuscite, per individuare un insetto che non fosse dannoso per l’ecosistema ma che risultasse un valido antagonista per quell’animalino così goloso di frutta locale. E che rendeva guasta gran parte dei prodotti che toccava, in crescita sulla pianta.

«Abbiamo allevamenti della vespa samurai, un insetto di meno di due millimetri che depone le uova su quelle della cimice, con una dinamica parassitaria. Bastano poche fialette per campo, ma il ministero dell’Ambiente non ha ancora dato il nulla osta, per pura lungaggine burocratica. Eppure gli incartamenti che erano in capo alla Regione erano stati approntati ancora a fine 2021». A lanciare l’appello è Davide Vernocchi coordinatore del settore Ortofrutta di Alleanza cooperative agroalimentari che spiega come, oltre alla diffusione della cimice, sia da contrastare anche il proliferare, assai dannoso, della Drosophila suzukii, moscerino anch’esso vorace di frutta. «Non bastava lo stop alle uniche sostanze in grado di contrastare i danni delle specie aliene che infestano da diversi anni le produzioni ortofrutticole. Adesso ci si mettono anche le lentezze amministrative e i ritardi burocratici, che al momento ci impediscono ancora di utilizzare mezzi naturali, come gli insetti antagonisti , per difenderci dagli insetti che stanno già minacciando pere, drupacee, le ciliegie e piccoli frutti».

La denuncia del dirigente cooperativo è molto semplice: «La burocrazia non va purtroppo al passo con i tempi della natura. Il nostro Paese dimostra ancora una volta di non essere lungimirante: i due insetti alieni non saranno i primi né gli ultimi, occorrerà attrezzarsi con flussi autorizzativi e procedure burocratiche più fluide. Il rischio, purtroppo, è di vedere compromessa la produzione estiva».

Per alcune realtà italiane, dove la maturazione della frutta è anticipata, sarebbe già troppo tardi: «Il sistema frutticolo osserva ancora una volta – conclude Vernocchi – le contraddizioni che caratterizzano la situazione italiana. Da un lato l’impegno a trovare alternative alle soluzioni chimiche per controllare le patologie, dall’altro le difficoltà e ritardi nell’ottenere i permessi per usare mezzi naturali. Ci risulta che migliaia di insetti antagonisti (nello specifico le specie Trissolcus japonicus e Ganaspis brasiliensis Ihering) che erano destinati alle regioni più precoci siano rimasti inutilizzati. Con l’avanzare della stagione si corre il rischio di vanificare il lavoro dei centri di ricerca e dei centri di moltiplicazione, compromettendo in tal modo il lavoro dei frutticoltori».

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