Ravenna, anziano raggirato dalla figlia della badante

Vedendo l’elenco dei suoi ultimi acquisti, lo si sarebbe potuto descrivere come un signore attento al proprio benessere. Perché tra dispositivi medici, purificatori per l’aria, ionizzatori per l’acqua, materassi e altri sistemi per agevolare il riposo, aveva speso in pochi mesi la bellezza di oltre 15mila euro.
Senza contare poi il finanziamento acceso per una Smart coupé nuova di zecca, in aggiunta a una macchina per il caffé e altri “classici” da televendita. Tuttavia, nessuno o quasi di quei beni rimanevano all’anziano, un ravennate ora 77enne; venivano infatti restituiti alla donna che glieli aveva propinati, senza però che quest’ultima rimborsasse il denaro ricevuto. Per questo una 46enne di origini albanesi ma residente nella città bizantina è finita a processo per circonvenzione d’incapace.
Si sarebbe presentata come figlia della badante che fino a qualche anno prima accudiva la madre dell’uomo, facendogli poi visita a casa proponendo una raffica di costosi prodotti. Ora – difesa dall’avvocato Massimo Martini – è accusata di essersi approfittata di un disagio mentale dell’anziano, seppure non certificato ufficialmente.
Perso l’alloggio popolare
A interrompere il presunto raggiro sarebbe stata la segnalazione da parte dell’Acer. A dispetto degli ultimi acquisti, l’uomo era infatti assegnatario di un alloggio popolare. Ma nella sua ultima dichiarazione Isee, aveva superato il limite massimo nel conto in banca per poter beneficiare di un’abitazione fra quelle destinate all’edilizia residenziale pubblica. Così, a inizio 2018, l’anziano era stato ricevuto a colloquio dalla dirigente dell’azienda casa Emilia Romagna.
Era emerso che nell’ultimo anno aveva perso oltre 30mila euro rispetto a quanto dichiarato. E confidandosi con la responsabile dell’ente aveva raccontato degli acquisti effettuati da quando la sedicente figlia dell’ex badante lo aveva contattato. Di fatto era una sconosciuta (mai vista né sentita quando la madre era in vita), che in qualche modo lo aveva pure convinto a farle da garante per l’acquisto di un’auto e anticiparle le rate versando 150 euro ogni mese.
Le indagini della Municipale
Informata della vicenda la Polizia locale, sono partite le indagini, dalle quali non solo è stato ricostruito il giro di compravendite effettuate dall’aprile del 2017 (due acquisti da 5.950 euro l’uno, poi uno da 3.400, relativi anche a prodotti “doppi”); è anche apparso chiaro che l’uomo, oltre ad assecondare ogni proposta commerciale della 46enne (che si concludeva con la restituzione del prodotto senza rimborso), non riusciva a rendersi conto delle conseguenze giuridico/legali legate al contratto firmato. Insomma, qualcosa di più rispetto alla semplice ingenuità; una condizione di disagio mentale, secondo la Procura, sfruttata in malafede.

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