Ravenna, annuncio choc sul web: cerco barista 7 giorni su 7

Un’offerta di lavoro dai contorni incredibili: 8 ore al giorno, sette giorni su sette e ovviamente solo per pochi mesi. Roba che avrebbe fatto pensar male persino il famoso “Renatino” della (infelice) campagna pubblicitaria di una nota casa produttrice di formaggi.
E’ quanto apparso ieri su un gruppo facebook molto seguito a livello provinciale, Sei di Ravenna se 2.0, scatenando l’indignazione della gran maggioranza degli utenti, tra risposte indignate e minacce di denuncia all’Ispettorato del lavoro.
Una piccola bufera da social indicativa però, più di mille cifre, del degrado del mercato del lavoro e dei diritti dei lavoratori. L’operatore turistico in questione molto candidamente, dopo aver salutato il gruppo aveva postato il suo annuncio: “cerco barista con esperienza per stagione da aprile ad ottobre. 8 ore lavorative, 7 giorni su 7. Per info contattatemi in DM (ossia sulla messaggeria privata, ndr)”.
Il post in poche ore ottiene dieci condivisioni, una quarantina di like e varie reazioni con l’emoticon di stupore. Ma in un attimo decine e decine di commenti e sottocommenti si accumulano attorno a quell’annuncio.

Non se ne riscontra molti però di interesse all’offerta e sono quasi tutti di riprovazione nei confronti del post. C’è chi ritiene che chi ha scritto il post “dovrebbe essere denunciato all’ispettorato del lavoro”, chi invece si offre per inviare “la sua offerta di lavoro all’ispettorato territoriale di Ravenna per conoscere una loro opinione”. Chi ironizza “Sette giorni su sette? Complimentoni”, e chi sottolinea che si tratta di una offerta di lavoro irregolare, la giornata di riposo è obbligatoria anche per gli stagionali”. Chi diventa addirittura sardonico: “Non si può 8 giorni su 7 con 12 ore lavorative?”. Infine, un padre di famiglia si lancia in una vera e propria invettiva “mio figlio per un lavoro a chiamata in un noto ristorante di Cervia a luglio ha fatto 60 ore, 40 in nero e 20 in busta. Agosto 100, 60 in nero e 40 in busta. Non sono andato a denunciare perché non ha voluto. Ma ben venga la Bolkestein”.
Il post è alla fine però testimonianza di come non solo certe pratiche sono ben presenti, ma anche di come sono percepite da chi le perpetra; se non regolari, sicuramente accettabili socialmente, visto che ci si sente di pubblicarle su una bacheca pubblica seguita da decine di migliaia di utenti. D’altra parte la reazione che ha sortito potrebbe testimoniare, però, che qualcosa sta cambiando.
Un caso che fornisce anche una parte di risposta alla domanda che in primavera sta diventando un refrain: “perché nel comparto turistico non si trovano addetti? nonostante le migliaia di posti di lavoro tutt’ora disponibili?» Forse non sono proprio così allettanti.

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