Ravenna, “Alzi la mano chi non è vaccinato”. Polemiche a scuola

In alcune classi del Ravennate, al momento dell’appello, ieri mattina sarebbe stato chiesto ai ragazzi non vaccinati di alzare la mano, e in alcuni casi anche di spiegare il motivo di tale scelta (se fosse dipesa da dubbi o timori personali o decisione dei familiari), tra lo spaesamento dei ragazzi, spiazzati dalla domanda e in difficoltà nel dover rendere pubblico un dato così personale.

Sarebbe accaduto in tre istituti cittadini (una media e tre superiori) e in una scuola di Faenza. Un’iniziativa estemporanea di alcuni singoli insegnanti che non è ovviamente passata inosservata e che ha inevitabilmente sollevato polemiche e malumori, non solo tra gli studenti ma anche tra i genitori, in un primo giorno di scuola di per sé già complicato tra i disagi legati al covid e al green pass. Di «gravissima violazione della privacy nei confronti di alunni minorenni che dovrebbero essere protetti e non esposti al pubblico ludibrio» parlano i rappresentanti del Comitato aderente alla rete nazionale Scuola in presenza, secondo cui «tali domande personali e non attinenti al programma di studio rischiano di incrinare la serenità dell’ambiente scolastico e i rapporti tra compagni, nonché creare situazioni di bullismo fomentate proprio dalla scuola che dovrebbe non solo evitare e condannare tali soprusi, ma anche spendersi per educare all’inclusione». Situazioni che hanno innescato la formale segnalazione dell’accaduto al Garante per la privacy e al Garante per l’infanzia e l’adolescenza per le verifiche e gli eventuali provvedimenti.

Ma la prima campanella è stata accompagnata anche da cattedre scoperte, da docenti in quarantena sostituite da supplenti (è accaduto in un istituto dell’infanzia cittadino dove, a seguito di una positività emersa dopo una riunione, ieri all’apertura delle scuole ad accogliere i bambini non c’erano le insegnanti di ruolo, che rientreranno solo nei prossimi giorni) e difficoltà burocratiche legate al “certificato verde”. Di «discriminazione» parla Italexit che cita il caso di una docente del liceo artistico che, «dopo il tampone rapido con esito negativo effettuato alle 8.35 è potuta entrare a scuola solo verso le 11, dopo aver ricevuto la certificazione». Problematica che, spiega il dirigente scolastico Gianluca Dradi, è legata alle disposizioni di legge e ministeriali «e non da decisioni individuali. Non siamo nelle condizioni di poter trattare dati sanitari che non siano previsti da disposizioni di legge e possiamo solo attendere che il portale del ministero dica se il certificato è valido o meno. Non c’entrano motivazioni o cause, chi si presenta con un certificato in mano anziché il green pass non può entrare finché non arriva il “semaforo verde”. E’ assurdo? Probabilmente sì, forse l’insegnante ha pure ragione, posso capirla, ma non dipende da me. Come pubblico ufficiale devo applicare le norme, non posso trattare un dato sanitario se non c’è una legge che mi consente di farlo».

Un avvio di anno scolastico insomma piuttosto tribolato, ma che per Sara Errani, funzionaria della Flc Cgil, non è frutto solo della situazione attuale. «In realtà i problemi storici della scuola non sono stati risolti, la pandemia li ha fatti emergere in modo esponenziale – commenta –. Ad esempio per il sovraffollamento, disagio che ora rappresenta un problema di sicurezza sul lavoro. E ancora il nodo dei trasporti, la restituzione a supplenza di posti che dovrebbero essere di ruolo, l’edilizia scolastica non risolta: anche se il Pnrr ha stanziato fondi, ad oggi gli interventi non si sono concretizzati. In più si è aggiunto il green pass. Quest’anno non è migliorato nulla rispetto all’anno scorso. Ci sono forti criticità che vanno risolte, anche in merito ai fondi aggiuntivi per il recupero apprendimenti, concessi solo fino al termine dell’emergenza (al momento fino al 31 dicembre). Organizzare la scuola in queste condizioni – conclude – non è assolutamente semplice».

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