Ravenna, alta adesione allo sciopero per la sicurezza

Il primo quadrimestre 2021 vede le denunce di infortuni mortali sul lavoro raddoppiate rispetto allo stesso periodo del 2020: sono quattro le vittime in Provincia fra gennaio e aprile. E fa sensazione che non solo i numeri raddoppiano rispetto allo stesso periodo 2020, che fu di sostanziale lockdown totale (2 le denunce di infortunio mortale), ma sono più alti anche rispetto al 2019. Infatti in tutto il 2019 furono denunciate sul lavoro 12 morti. Ciò significa che il primo quadrimestre di quest’anno fa riscontrare un trend in peggioramento anche rispetto alla fase pre-pandemica. La situazione allarma i sindacati e ieri i metalmeccanici, seguiti dalle sigle di rappresentanza dei lavoratori in regime di somministrazione, hanno proclamato 8 ore di sciopero. L’adesione è stata alta: una media di circa il 60 per cento, con punte del 100 per cento in ambito operaio. In particolare negli impianti Marcegaglia – dove nelle settimane scorse una pinza di tre tonnellate si è staccata sfracellandosi al suolo fortunatamente senza che fossero presenti lavoratori – la partecipazione è stata pressoché totale. Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm Uil, guidate rispettivamente da Davide Tagliaferri, Ivan Missiroli e Marco Riciputi, concentrano l’attenzione sul diritto alla salute e alla sicurezza. «Il numero in costante crescita delle morti sul lavoro è intollerabile – spiegano -. Ogni persona lavora per mantenere la famiglia, non per il mero profitto dei padroni. Il Governo deve aumentare i controlli e le tutele. Basta morti sul lavoro». Ma l’attenzione è rivolta anche alla riapertura dei licenziamenti introdotta dal Governo: «Farlo senza un piano industriale strutturale che preveda formazione e reinserimenti lavorativi è grave – è il parere di Missiroli -. La transizione ecologica ed energetica porterà a Ravenna ad un ridisegno del settore upstream, e quindi anche delle costruzioni e manutenzioni metalmeccaniche a suo servizio. Senza uno sforzo rivolto ai lavoratori, saranno loro a pagheranno il prezzo sia della crisi, sia della nuova strategia. Il Recovery plan non deve finanziare solo i piani industriali delle aziende, ma anche questi aspetti».

Lo sciopero, indetto anche su quota 100 e a cui hanno aderito, come detto, le sigle dei lavori somministrati di Nidil Cgil, Felsa Cisl e Uiltemp Uil era dunque rivolto alla lotta «di una china che sta prevalendo nel Paese – conclude il ragionamento Andrea Marchetti, referente della sicurezza sui luoghi di lavoro della Cgil -: lavoratori con scarse certezze e che si sentono a repentaglio, e quindi non fanno valere i loro diritti e non chiedono la tutela della sicurezza. Le valutazione dei rischi a Ravenna è spesso compiuta correttamente sui luoghi di lavoro, poi è l’organizzazione concreta che fa saltare ogni salvaguardia. Il primo quadrimestre del 2021 è stato particolarmente negativo, ma quando si lavora male, il rischio è sempre presente. E purtroppo, osservando i luoghi di lavoro nella nostra provincia, questo è il quadro che sta prendendo piede».

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