Ormai sei anni fa, il 28 dicembre del 2014, la nave turca Gokbel si scontrò con il mercantile del Belize, Lady Aziza, davanti al porto di Ravenna. Morirono in mare sei marittimi originari della Turchia, morti assiderati nelle acque dell’Adriatico. Uniti nel dolore di quella tragedia, oggi la città bizantina e il Paese della Penisola Anatolica ufficializzano quel legame creando un ponte diplomatico che può essere definito storico: cioè l’istituzione del Consolato generale di Turchia per l’Emilia Romagna, con la nomina dell’avvocato Maurizio Mauro in qualità di console onorario.

Una posizione mai esistita prima d’ora, quella affidata al legale esperto in diritto marittimo. È stata ufficializzata il 16 luglio scorso dal ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale, che ha emesso la deliberazione con la quale la Repubblica di Turchia ha conferito il prestigioso incarico. E ieri anche il prefetto, Enrico Caterino, insieme al capo di gabinetto della Prefettura Maria Rosaria Mancini, ha accolto il nuovo diplomatico, accompagnato dall’avvocato praticante Rebecca Mauro.

Per capire quali fattori abbiano portato alla nomina basta soffermarsi sui uno dei principali asset che legano Ravenna alla Turchia: il porto bizantino, con la sua rete commerciale e il potenziale del terminal passeggeri. «Noi – commenta il console riferendosi alla Mauro Consultants – viviamo solo di navi». Ma c’è anche un aspetto che riporta a quel dramma di sei anni fa: «La collisione avvenne quasi all’ingresso delle dighe foranee – ricorda Mauro –. Era qui, davanti a casa. Alcuni fra i sei marittimi che morirono vennero recuperati quasi subito, altri dopo mesi. Le famiglie, straziate dal non poter ritrovare i propri cari, vennero a Ravenna, e anche la nostra Mauro Consultants diede loro assistenza». Un impegno diplomatico che ora il console dovrà estendere su tutta l’Emilia Romagna, grazie all’articolato comitato consultivo di cui dispone, in grado di offrire un adeguato supporto in caso di bisogno nelle nove province. Ma il ruolo di Ravenna è strategico: «È un grande porto di vocazione non solo mediterranea. Le navi battenti bandiera turca che toccano l’unico porto della regione sono molteplici». E in ballo non ci sono solo i traffici commerciali: «La presenza di forti gruppi economico-logistici di spessore internazionale quali, ad esempio, Global Ports Holding, che controlla il Ravenna Passenger Terminal, potrebbe dare una svolta decisiva per il decollo di un terminal passeggeri ancora orfano di una stazione marittima degna di questo nome».

Una presa di posizione netta, che – assicura il Mauro – non trascurerà lo «scopo essenziale» del consolato: «Oltre quello dell’assistenza ai cittadini turchi in ossequio alla convenzione di Vienna, quello di costruire il necessario ponte fra due antiche laboriose civiltà». FED.S.

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