Ravenna, agricoltori in ginocchio per le gelate tardive

Il 2020 – anno in cui molte colture ortofrutticole erano state letteralmente falcidiate, dove oltre mille stagionali non erano stati chiamati per mancanza di materia prima –, sembrava essere l’anno di irripetibile sventura. Ma secondo Condifesa, il 2021 sarà peggio. «Ancora i dati economici non sono facilmente riassumibili, ma i nostri tecnici hanno fatto una disanima campo per campo e le gelate di quest’anno sono state, in definitiva, più gravi dell’anno passato».

Tutta la Romagna colpita

A differenza dell’anno scorso, dove le anomalie climatiche avevano fatto pesare la propria virulenza soprattutto nel Ravennate, stavolta l’ambito è meno circoscritto e assimilabile a tutta le province romagnole. Anche perché nel 2020 si erano verificati specifici eventi, dalla durata circoscritta. Quest’anno invece, su più riprese, le gelate si sono ripetute per varie nottate colpendo, in una drammatica turnazione, tutti i territori: «In Romagna dopo le gelate intercorse a più riprese nei mesi di marzo ed aprile le produzioni ortofrutticole risultano attualmente molto compromesse», è il report sintetizzato dal presidente di Condifesa Ravenna, Stefano Francia. «Anche oggi (ieri, per chi legge) abbiamo fatto sopralluoghi nelle campagne del nostro territorio e la situazione è veramente drammatica – prosegue la descrizione Francia –. Le drupacee, in particolare le pesche nettarine ed albicocche risultano praticamente azzerate a parte qualche locale situazione positiva».

Peggio del 2021

In questo senso il colpo, tremendo, pareggerebbe la situazione riscontratasi l’anno scorso, con il baricentro che però, come detto, si allarga in maniera sostanziale. Va considerato che gli stagionali che, a livello romagnolo, non furono chiamati a lavorare furono, nel 2020, circa 2.500. Dato il report di Condifesa, la situazione potrebbe essere stavolta anche più seria. Anche perché stavolta il gelo ha purtroppo danneggiato anche altre colture: «Le pomacee, mele e pere, dopo un aprile freddo nella delicata fase di fioritura ed allegagione registrano produzioni molto scarse, al di sotto della metà dello scorso anno – va infatti nello specifico, Francia –. Anche actinidia, cachi e ciliegie presentano gravissime mancanze di prodotto per i danni subiti». Quella che però risulta una vera novità, purtroppo negativa, a confronto con quello che era ritenuto l’annus horribilis, è relativa alle viti: «Rispetto al 2020, anche le produzioni di uva da vino sono state colpite dal maltempo di aprile ed i vitigni, in particolare in pianura, presentano deficit produttivi rilevanti – conclude il presidente di Condifesa Ravenna –. Le difese attive antibrina (ventole ed irrigazione) sono state utilizzate massivamente ma con temperature praticamente invernali sono riuscite solo parzialmente nella loro opera di protezione degli impianti».

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