RAVENNA. Ha accoltellato il compagno di stanza nel sonno, colpendolo con un coltello da cucina al collo e alla schiena. Poi si è allontanato dall’alloggio prima di essere rintracciato e arrestato dai carabinieri di Godo con l’accusa di tentato omicidio. E quando ieri ha incontrato in carcere il giudice per le indagini preliminari, si è presentato stringendo il Corano, parlando di luci e voci nella sua testa. Sono ancora fumose le circostanze che lunedì mattina hanno spinto Ciise Hassan, 29enne di origini somale, a infierire sul connazionale insieme al quale da circa un mesetto condivideva l’alloggio offerto dalla cooperativa sociale Teranga, a Villanova di Ravenna. Nei suoi confronti il gip Andrea Galanti, dopo la convalida dell’arresto, ha ritenuto opportuno disporre la custodia cautelare in carcere.

L’aggressione
I fatti risalgono alle prime ore dell’alba. Attorno alle 7.45 il 29enne si trovava all’interno dell’appartamento di via Villanova, messo a disposizione dalla cooperativa da quando, circa un mese fa, era arrivato in Italia ottenendo il permesso di soggiorno temporaneo, dopo una permanenza di quattro anni in Germania. Conosceva già il connazionale, ma non è chiaro se fossero partiti insieme dal Paese natale o se invece si fossero incontrati nel recente viaggio verso Ravenna. Così come resta un mistero se all’origine delle ragioni che lo hanno spinto ad avventarsi sull’amico ci siano stati vecchi rancori o una recente discussione.
L’arma utilizzata e posta sotto sequestro dai militari sarebbe un comune coltello da cucina con manico in legno, lungo complessivamente 32 centimetri, di cui 19 di lama. Avrebbe inferto due colpi. Uno diretto alla schiena del connazionale e un secondo al collo. Un miracolo che i fendenti non abbiano attinto a punti vitali. La prognosi per il ragazzo è di appena 10 giorni. Dopo il ricovero all’ospedale di Ravenna, i medici hanno deciso di dimetterlo il giorno successivo.
Il coltello, con vistose chiazze di sangue, è stato trovato nel corso della perquisizione effettuata dagli uomini dell’arma nella prima mattinata di lunedì, mentre il 29enne è stato portato nella casa circondariale di Ravenna, dove ieri si è svolta l’udienza di convalida.

«Sento le voci»
Il ragazzo, assistito dall’avvocato Giorgia Montanari, ha parlato per oltre un’ora, rispondendo alle domande del giudice e del sostituto procuratore Cristina D’Aniello. Durante l’interrogatorio avrebbe detto più volte di voler morire, sostenendo di sentire voci e vedere luci, ma senza chiarire il movente del gesto che ha sfiorato la tragedia.

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