Ravenna, a processo l’ex pentito “re delle truffe”

A furia di truffe si è conquistato, come nomea, il titolo di re. Il suo “dominio”? Quello dei raggiri online. “Vendere, incassare e svanire” era il suo motto, che da Cosenza, terra d’origine, lo ha portato a colpire anche a Ravenna. Una strategia di per sé scontata ma efficace; al punto che quando Alberto Fusinato, 64 anni, è stato identificato quale responsabile dell’ennesimo raggiro nel capoluogo bizantino, il processo nei suoi confronti fissato nel settembre 2020 è stato sospeso in quanto l’imputato risultava irreperibile. Proprio così, perché Fusinato, ex pentito, era latitante, datosi alla macchia per sfuggire a una condanna a 7 anni e 3 mesi divenuta definitiva. Con il suo arresto, datato ormai marzo 2021, è ripartita la macchina processuale. E ormai sicuri che il “Re delle truffe online” rimarrà ancora per un po’ nel carcere di Velletri, nei giorni scorsi gli è stato notificato l’avviso di fissazione dell’udienza preliminare.

La truffa della motosega

Da manuale, se vogliamo proprio definirla, la truffa di cui dovrà rispondere a Ravenna (difeso dall’avvocato Nicola Babini) davanti al gup Janos Barlotti, dopo la richiesta di rinvio a giudizio presentata dal sostituto procuratore Lucrezia Ciriello. Un banale annuncio su Facebook marketplace relativo a una motosega: valore 230 euro. Denaro versato il 9 gennaio 2019 dall’ignaro acquirente ravennate, che ha pagato ricaricando un conto Postepay intestato a una terza persona. Naturalmente la motosega non è mai giunta a destinazione. E così quando il compratore ha realizzato di essere stato raggirato, ha presentato querela, portando gli inquirenti a contestare anche il reato di truffa nella forma aggravata, quella della minorata difesa giustificata dalla vulnerabilità che spesso caratterizza gli acquisti online.

La rivelazione infondata

Ma la storia che ha reso “celebre” il 64enne ha origini più remote. Le cronache parlano di lui fin dagli anni ‘90. In qualità di collaboratore di giustizia, aveva raccontato di un presunto piano dinamitardo per fare fuori un magistrato cosentino Mario Spagnuolo; rivelazione poi risultata infondata. Inchieste più recenti lo avevano collocato a capo di un’associazione specializzata in truffe informatiche, basate su documenti e carte di credito falsificati. Ed è sull’onda dei reati messi a segno che è stato scovato nel nascondiglio in cui si trovava, a pochi chilometri da Roma. Da dove, indisturbato, continuava a dilettarsi arrotondando con più semplici raggiri; proprio come quello per il quale sarà processato a Ravenna.

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