Ravenna, 11enne abusata in casa. Lo zio a processo

Quel giorno lui e la giovanissima nipotina di 11 anni si trovavano a casa da soli. Nessuno dentro le mura di casa avrebbe potuto dubitare delle malevoli intenzioni di quello zio acquisito 23enne, che invece, approfittando del rapporto di parentela e fiducia con la minore, essendo il marito della zia, la invita ad accompagnarlo dentro la camera da letto. È qui che l’orco l’ha prima obbligata a spogliarsi; con la piccola che, ignara, acconsentiva a quelle strane richieste. Poi la più brutta e cruda delle violenze, con lo zio che obbliga l’11enne a consumare con lui un rapporto sessuale completo.

C’è voluto più di un anno alla piccola ravennate per parlare a qualcuno di quella terribile giornata di violenza e dei messaggi d’amore che ne erano seguiti da parte del 23enne nei suoi confronti. Un racconto che ha sconvolto l’interlocutore, al punto da portare la piccola a sporgere formale denuncia. È da qui che, tre anni fa, è partita una complessa inchiesta condotta dai carabinieri e fatta di interrogatori, intercettazioni telefoniche, consulenze tecniche medico legali sulla parte offesa e consulenze informatiche.

Il rinvio a giudizio

Inizialmente la Procura della Repubblica di Ravenna, terminate le indagini, aveva scelto di fare richiesta di archiviazione sul caso, ritenendo non attendibile la piccola, che avrebbe amplificato le reali dimensioni dell’abuso subito. La madre dell’11enne, però, non aveva accettato quella richiesta e, tramite l’avvocato Claudio Cicognani, aveva fatto opposizione per portare quel presunto stupratore a giudizio.

Il giudice di Ravenna, come da prassi, aveva informato dell’opposizione all’archiviazione anche la procura generale presso la corte d’appello di Bologna. Qui l’inchiesta ha subito una brusca inversione di rotta. I magistrati felsinei non solo hanno ritenuto attendibile il racconto della minorenne abusata, ma hanno anche considerato le prove raccolte sufficienti per incardinare un procedimento. Tecnicamente si chiama avocazione, e in sostanza si traduce con la richiesta al giudice per le indagini preliminari da parte della Procura generale dell’emissione del decreto che dispone il rinvio a giudizio dell’imputato, tutelato dal legale Giuseppe Roccafiorita. L’accusa è chiaramente di atti sessuali con minorenne.

Martedì prossimo inizierà quindi il processo a porte chiuse, con il fascicolo che è stato ora affidato al pubblico ministero Cristina D’Aniello.

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