“Rave party? Era una festa tra amici, è arrivata un’orda barbarica”

«Macché rave party, nelle mie intenzioni doveva essere una festa privata tra amici, una occasione di incontro in sicurezza e all’aperto, il passa parola aveva riguardato solo un ristretto numero di gruppi WhatsApp di conoscenti. Niente pubblicità sui social. Amici di amici, insomma, in teoria c’era una lista di partecipanti. In perfetta buona fede. Invece la cosa ha dilagato. Mi sono ritrovato a fronteggiare 400-500 persone non invitate, mai viste prima che sbucavano da tutte le parti».

A parlare è il ventisettenne riminese organizzatore del party in un campo di Santa Cristina interrotto dall’arrivo della polizia locale. Preferisce rimanere anonimo per motivi di opportunità e non perché si senta “colpevole”, sebbene il raduno non fosse autorizzato.

Se l’è cavata con una sanzione amministrativa di 1400 euro per la somministrazione di bevande alcoliche (multato anche con mille euro il proprietario del terreno).

«Non potevo aspettarmi – racconta con aria stupita e contrita – l’invasione di una specie di orda barbarica di ragazzini, inarrestabili. Davvero erano un centinaio, mai visti prima. Sembravano invasati: forzavano la rete di recinzione, saltavano aiuole e staccionate. Una affluenza del genere era imprevista con alcuni amici all’inizio abbiamo cercati di ricacciarli indietro, ma era impossibile: si tuffavano nell’area attrezzata con un paio di casse per la musica. Mi dispiace di avere creato disagio, tornassi indietro non lo rifarei, ma non è dipeso da me, non volevo creare un problema a nessuno». L’incasso che avrebbe dovuto ripagare le spese è stato sequestrato dalla polizia locale. «Se mi è permesso fare una riflessione, però, vorrei fare notare che nelle norme attuali qualcosa non torna, se il problema è quello sanitario: durante la Notte rosa per esempio ci sono stati eventi, anche al chiuso, con gente ammassata in poco spazio».

C’è da dire che effettivamente c’è anche chi aggira le regole sotto gli occhi di tutti, e si parla di locali, e non sempre viene preso in castagna dalle autorità.

«L’altra sera eravamo in un campo all’aria aperta e siamo stati massacrati: la festa ci è sfuggita di mano, è vero, ma evidentemente ci sono molti ragazzi che non aspettano altro, hanno voglia di divertirsi, e quando gli dai una possibilità anche minima ci si tuffano, letteralmente. Il mio unico scopo era creare un ambiente rilassato nel mezzo della natura, senza eccessi e tra amici della mia età».

«Attenzione, sono in arrivo in agosto altri raduni come quello che è stato fatto nel terreno in via Santa Cristina, bisogna usare il pugno duro e non avere tolleranza verso chi gioca con la salute dei ragazzi». A sostenerlo è Gianni Indino, presidente regionale del Silb, all’indomani della festa senza permessi che si è svolta a Covignano, dove hanno partecipato oltre 400 ragazzi e dove è stato necessario l’intervento della polizia locale per mettere fine alla serata. Indino è categorico: «La situazione è molto delicata, perché quello che è accaduto è solo la punta dell’iceberg, visto che con le discoteche chiuse e l’impossibilità per i giovani di andare a ballare in modo regolare sta portando al proliferare di questi eventi clandestini, che spesso hanno dietro persone che sono del giro dell’intrattenimento e dei locali, come dimostra anche l’organizzazione di questo ultimo rave fatto nel terreno di Covignano». In effetti erano presenti deejay, console, punti bar, parcheggiatore, braccialetti per gli ingressi. Tutto a regola d’arte, come se fosse stata una normale festa all’interno di un locale. «Purtroppo il passaparola ma anche i social in breve tempo riescono a richiamare un mare di giovani che così si danno appuntamento ed è difficile per le forze dell’ordine monitorare ogni situazione». Il vero problema, sempre secondo Indino, è che «siamo arrivati ad agosto e in riviera si sta riversando un numero sempre maggiore di ragazzi, per questo sono sicuro che saranno tantissimi quelli che cercheranno uno “sfogo” e andranno alla ricerca di situazioni non regolari, mettendo a repentaglio sia la loro salute sia quella, poi, di chi avrà a che fare con loro». Perché, conclude il presidente del Sindacato locali da ballo aderente a Confcommercio, «l’aspetto più preoccupante è proprio quello sanitario, non si possono lasciare i giovani e giovanissimi in balia di organizzatori che non rispettano le regole, creando situazioni in cui i contagi da Covid aumentano in modo esponenziale».

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