Non usciva con quel gruppetto di “amici” forlivesi da almeno un anno. Il caso ha fatto sì che li rincontrasse a Lido di Classe, in una serata in trasferta al mare. Ma anziché fare festa dopo tanto tempo, è divenuto il bersaglio del branco, che lo ha pestato e rapinato. La nottata tra venerdì e sabato si è conclusa con l’arresto di quattro giovanissimi, due minorenni di 15 e 17 anni, un 19enne e un 22enne, mentre la vittima, un ragazzo di 17 anni anche lui residente a Forlì, è dovuta ricorrere alle cure del pronto soccorso per le escoriazioni al volto che gli sono costate sette giorni di prognosi.

L’uscita era iniziata in uno dei bar della località balneare, in via Caboto. Qui l’adolescente era arrivato assieme ad altri, quando sono sbucati i quattro conoscenti. Ai carabinieri della Compagnia di Cervia-Milano Marittima, successivamente intervenuti dopo la richiesta di aiuto, ha riferito di avere smesso a suo tempo di frequentarli proprio per la loro propensione a cacciarsi sempre nei guai. Gli si sono avvicinati e gli hanno intimato di seguirlo. Cosa che il ragazzo ha fatto, scortato però da un altro conoscente. L’incontro è durato poco; non appena i due giovani hanno notato l’atteggiamento ostile, hanno deciso di ritornare al bar, dove però di lì a poco sono stati nuovamente importunati. Il 17enne allora ha ceduto, seguendo questa volta da solo i conoscenti nei pressi di uno stabilimento balneare. A quel punto è avvenuta la rapina. Mentre uno dei quattro brandiva un bastone, gli altri l’hanno strattonato, spingendolo fino a costringerlo a raggiungere una zona buia nella pineta adiacente la spiaggia. La prima manata è andata a segno afferrando la catenina d’oro che aveva al collo, ma il ragazzo è riuscito subito a recuperarla dopo lo strappo. Poi sono arrivati due schiaffi al volto, assestati per riuscire a sottrargli lo smartphone che aveva in tasca. Di valore non restava altro da arraffare, così la banda di delinquenti si è dileguata. Ma a osservare quegli attimi concitati c’era però l’amico della vittima, che non ha esitato a chiamare i carabinieri.

L’idea della pattuglia del Norm è stata semplice quanto efficace: chiamare con numero anonimo il telefono appena sottratto, e sperare che i rapinatori accettassero la proposta della vittima di incontrarsi in pineta. Il primo ad abboccare è stato quello che aveva materialmente la refurtiva; quando si è presentato all’appuntamento è stato sorpreso dai carabinieri, che hanno attesto il suo arrivo nascosti tra gli alberi. Alla perquisizione è sbucato anche il cellulare, nascosto dentro gli slip. Poi è toccato agli altri. È arrivata anche una seconda pattuglia per la caccia ai complici, ma è bastato attendere in pineta. Perché di lì a poco i restanti tre sono tornati. È bastato un cenno della vittima per bloccarli e farli finire tutti in arresto con l’accusa di rapina aggravata e lesioni personali. Anche il bastone utilizzato per l’aggressione è stato sequestrato.
Per i due maggiorenni, tutelati dagli avvocati Marco Milandri, del foro di Forlì, e Patrizia Patuelli di Ravenna, ieri si è tenuta l’udienza davanti al giudice per le indagini preliminari Andrea Galanti, che dopo la convalida li ha messi entrambi ai domiciliari. I restanti due, assistiti dagli avvocati Cristina Lorenzetto di Bologna e Salvatore Lombardo di Forlì, sono comparsi davanti al giudice minorile di Bologna dando una versione dei fatti che parzialmente si discosta da quanto ricostruito. Per loro è stata disposta la permanenza in casa.


È la terza rapina in pochi mesi che vede coinvolti un gruppetto di ragazzi minorenni. Durante il periodo del lockdown, ha fatto discutere la rapina avvenuta ai danni di un volontario Auser, aggredito mentre rincasava in bicicletta da una babygang nei pressi del parco Teodorico. Quattro i giovani individuati e arrestati dai carabinieri. Tra loro anche un adolescente accusato di una precedente rapina, messa a segno con altri due ragazzini. Quella avvenuta il 23 marzo scorso ai danni di un’anziana, assalita in casa a Piangipane da un trio di minori col volto travisato da un passamontagna. Sono stati denunciati il giorno seguente dalla polizia di stato per ricettazione e circa due settimane fa le indagini della Squadra Mobile ha portato al loro fermo con l’accusa di rapina aggravata. Davanti al gip di Bologna, hanno tutti ammesso le loro responsabilità.

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