Raoul Casadei: "La Nave del Sole, un'esperienza leggendaria"

CESENATICO. Il Re del liscio sull’onda dei ricordi. L’estate 2020, causa emergenza Coronavirus, potrebbe essere la prima dagli Anni Settanta senza motonavi turistiche e Raoul Casadei viaggia nel tempo e torna alla nascita della “musica solare”, agli Anni Ottanta, a quella straordinaria esperienza che è stata la Nave del Sole” Casadei che iniziò la sua avventura il 10 giugno 1984 per andare avanti fino ai primi Anni Novanta.
Raoul, cosa sarebbe il turismo romagnolo senza le motonavi turistiche?
«Mancherebbe una cosa importantissima. Peccato che oggi non le facciano più suonare e diffondere la musica. Fanno meno effetto. Arrivano in silenzio… All’epoca della Nave del Sole ci guardavano persino dalla spiaggia. Era uno spettacolo continuo».
Come nacque la storia?
«Sì, fu un’esperienza leggendaria: venivano da tutta le parti d’Italia. Prima c’era il liscio. Avevo creato la Ca’ del liscio a Ravenna dove ci stavano anche 5-6mila persone. Si lavorava in situazioni interne, nei locali. Poi, col boom del turismo, negli anni ’80, ho pensato di trasferire la mia musica in Riviera anche perché rappresenta l’identità romagnola: il nostro linguaggio, la nostra ospitalità, la famiglia. Nacque così la “musica solare” e quelli del liscio un po’ si offesero. Andai al cantiere Marconi di Cesenatico e mi feci fare una nave di 35 metri, su misura. Non doveva essere stretta per solcare le onde ma un po’ più larga di pancia per fare una bella pista da ballo. Fu un boom. Sulla nave ho visto salire tutti, anche personaggi famosi come Bennato o la Ferilli.»


Quanto vi impegnava?
«Partivano tutti gli anni, per tradizione, il primo maggio (mentre adesso iniziano a fine giugno)… Avevamo allungato la stagione in quel modo. Venivano con i pullman, persino dalla zona di Venezia, che è il posto delle barche! Arrivavano da tutta Italia anche dal Tirreno, dalla Versilia… Al pontile la mattina c’era una fila lunghissima. Una cosa fantastica!».
Quanta gente imbarcavate?
«A bordo ci stavano circa 300 persone, ma a volte facevamo salire qualcuno in più perché c’era gente che veniva da lontano, in pullman… come facevi a farli restare a terra?».


Dove li portavate?
«C’erano tre gite al giorno: mattino, pomeriggio e sera. Di giorno riuscivamo anche a pescare: ci aggregavamo a un’altra nave della nostra stazza e si calava le reti da una nave all’altra. Tiravamo su pesce povero, pesce azzurro. Sarde, sardoncini, triglie: cucinavamo il pesce pescato a bordo ma ne rimaneva sempre tanto perché all’epoca l’Adriatico era molto pescoso… Così molti tornavano a casa con la sportina del pesce e c’era anche chi aspettava in banchina, perché mica lo potevamo buttare!».


Chi c’era a bordo?
«Il mio capitano, di Cesenatico, si chiamava Tosi, era bravissimo. Poi c’era un motorista… c’era anche la mia famiglia. Mirko faceva un po’ il mozzo. Carolina era l’animatrice (i figli, ndr). C’era il fotografo… La sera un quartetto suonava musica dal vivo e la gente ballava. Accendevamo luci speciali. Le panche venivano imbottite. E anche i nostri ospiti si trasformavano: di giorno salivano su in mutande, di sera mettevano l’abito elegante. Si faceva rotta su Rimini, Cattolica, Gabicce, Riccione. Ci fermavamo un’ora-un’ora e mezza per consentire loro di andare nei ristorantini. Dovunque attraccavamo eravamo la grande attrazione. Suonavamo “La mazurka di periferia”, “Ciao Mare”, ma anche musica da night… la gente poteva stare di sotto o salire di sopra dove di giorno si prendeva il sole e di notte si guardava la luna. Le persone salivano, mangiavano, ballavano, si incontravano e senza spendere tanto si divertivano tantissimo. Erano felici di vivere questa atmosfera di estate, di notte, di allegria. È così che abbiamo fatto capire la nostra identità. E come ha più volte detto Sergio Zavoli: Casadei ha fatto addirittura più promozione turistica alla riviera romagnola di quanto abbia fatto Federico Fellini. Sì, fu veramente una tappa importante della mia vita. La nave è rimasta nel nostro cuore».
Perché avete smesso?
«Ci tolsero la possibilità di suonare forte a bordo perché qualcuno si lamentava e lasciammo»…
Cos’è il mare per Raoul Casadei?
«È tutto. È la mia vita. D’inverno e d’estate non ci potrei vivere lontano. In questo periodo cammino ogni giorno 6-7 chilometri con l’acqua fino alla pancia perché fa bene al fisico, alle gambe. Con la canoa faccio un giretto attorno alle scogliere e poi la lascio in spiaggia per i turisti che vogliono farsi un giro. Il mare? La mia prima canzone che ha avuto successo è stata “Ciao Mare”. Fu composta un giorno in inverno che venni a vedere il mare e mi venne da pensare alla mia chitarra e alle canzoncine che suonavo nei dancing della Riviera: a Cattolica, all’Arlecchino di San Mauro Mare, al dancing Rubicone di Gatteo a Mare… Il mare? Sì, per me è tutto!”

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