Ranchio, questa lunga storia d’amore: a 82 e 90 anni, uniti da mezzo secolo nel casolare isolato

Da più di cinquant’anni vivono a Campomaggio, casolare con podere a pochi chilometri da Ranchio, e da sessant’anni stanno insieme, dopo essersi conosciuti a Parigi. La loro è una vita “essenziale”, schiva e riservata, ma domenica scorsa si sono trovati catapultati al centro dell’attenzione. Con entusiasmo e con tante cose da raccontare, Alberto Amadori, 82enne cesenate, ha presenziato all’inaugurazione della prima esposizione di suoi dipinti nella sala mostre di via IV Novembre, insieme alla moglie Rita, 90 anni di origine sarda, e ad altri parenti. «Sessant’anni insieme vissuti intensamente – commenta gioiosa Rita – e non ci siamo mai annoiati». Li aveva “scoperti” il carabiniere forestale Ferdinando Inglisa, nel corso delle sue perlustrazioni durante il periodo del nevone del 2012. Non che avessero particolari problemi visto che, messi sull’avviso dalle previsioni meteo ascoltate in televisione, avevano provveduto in tempo a rifornirsi ben bene. Così, quando dopo un mese dall’inizio del nevone Inglisa ha affrontato con le ciaspole il percorso per Campomaggio per bussare ad un portone completamente coperto di neve, pensando non vi fosse nessuno, si è sentito chiedere, lui, se avesse avuto bisogno di qualcosa. Da allora è nato un rapporto di amicizia, che porta spesso Inglisa da Alberto e Rita.

La passione di Alberto era la fotografia, e precisamente il lavoro di laboratorio, di stampatore. Arrivò a Parigi nei primi anni ’60 e lì lavorò in un apprezzato laboratorio fotografico e per molti importanti fotoreporter. Poi si stancò, pensando che la vita non è vita se non si ha neanche il tempo di riflettere sulla vita. Così Alberto e Rita decisero di cambiare e si stabilirono a Campomaggio, nei primi anni ’70, in un vecchio casolare, con tanta terra e tanta natura. Dopo i primi dieci anni, finiti i lavori di sistemazione, “l’artista” riprese il sopravvento. Alberto comprò qualche colore a Cesena, si esercitò, imparando a disegnare, e per dieci anni si dedicò alla pittura, completando con 140 opere il ciclo delle stagioni e il ciclo dell’esistenza, dall’alba al tramonto, alla notte ed alla morte. Finché nel 1990, con le pareti di casa piene, il ciclo fu completato, e smise. I quadri finirono in soffitta, ma trent’anni dopo, parlando con Inglisa e poi con Lucio Cangini e col sindaco Enrico Cangini, si arriva è arrivati all’esposizione, anche grazie al contributo della Bcc di Sarsina. Le 140 opere «vanno ascoltate, non solo guardate», ha spiegato Cangini presentandole, e avvolgono il visitatore insieme a tante foto, alcune delle quali scattate ad Alberto dal cesenate Bruno Evangelisti. Intense e magiche le sue creazioni, con la prima recensione, dal titolo “Tra sogno naif, arte magica e natura viva”, pubblicata ad opera di Davide Argnani sul primo numero della rivista “I Confini”, nel 1999.

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