Raffaella Carrà, il caplazz e il Passator cortese

«Alcuni anni fa a margine di un’intervista Raffaella Carrà mi disse di essere una lontana discendente del Passatore il quale sarebbe stato un suo bisnonno. E mentre lo diceva era seria, non stava scherzando».

Così Steve Della Casa, critico cinematografico e conduttore di Hollywood Party su Radio3 Rai, ricorda un raro episodio nel quale Raffaella Carrà (Bologna, 18 giugno 1943 – Roma, 5 luglio 2021) dichiarò apertamente la sua discendenza da Stefano Pelloni detto “il Passatore”.

Eppure nel 1971, l’anno del Tuca tuca con Alberto Sordi a Canzonissima, i rapporti di Carrà con la Romagna e i suoi presunti antenati erano turbati da una polemica dalle tinte goliardiche. Il marchio del Passatore regnava sulle bottiglie di vino prodotte in Romagna, la Società del Passatore imponeva il suo cappello, o caplazz, a personalità di ogni ambito, sulla Mercuriale romagnola diretta da Alteo Dolcini si scontravano i sostenitori e i detrattori del brigante. E Dolcini, consapevolmente, alimentava la discussione perché sapeva che era tutta pubblicità, e di quella buona, per diffondere l’immagine dei vini romagnoli.

Raffaella Pelloni in arte Carrà sarebbe stata l’ambasciatrice ideale per la causa vinicola romagnola, ma nella primavera di quell’anno l’invito alla Banda del Passatore di Brisighella a partecipare a una puntata di Canzonissima fu repentinamente annullato. Artiste e personalità della tv indossavano il cappello del Passatore, da Liliana Cosi a Mariolina Cannuli, da Gabriella Farinon a Ave Ninchi: di lei, Raffaella Pelloni, nessuna foto con il caplazz. La controversia sembrava ormai spenta, anche sulla Mercuriale erano sempre più sporadici gli articoli che la punzecchiavano. Poi la sfida si riaccese e a rimetterci fu il popolare Corrado che insieme a Carrà conduceva Canzonissima. Erano gli anni d’oro di Alto gradimento, la celebre trasmissione radiofonica ideata da Gianni Boncompagni (allora fidanzato di Carrà) e Renzo Arbore con il contributo vitale di Mario Marenco e Giorgio Bracardi.

Nel luglio di cinquant’anni fa Bracardi diede voce al personaggio di Stefano Pelloni, arruffato tenore operistico che si esibiva in un acuto interminabile conseguito grazie a due bombole d’ossigeno che gli venivano introdotte direttamente nei polmoni. Immediata la rappresaglia romagnola, sempre in toni scherzosi. In quei giorni Corrado presentava a Riccione una serata musicale al Grand Hotel. Un gruppo di passatoriani guidati da Leo Maltoni irruppe in sala e circondò il presentatore. Il quale si preoccupò, e molto, perché la sorpresa era vera e quei briganti con capparela, caplazz e schioppi del tutto simili a fucili originali, l’avevano spaventato. Pochi istanti per chiarire lo scherzo e poi Corrado alzò un calice di Sangiovese (altra pubblicità buona per la causa dei vini romagnoli) e indossò il caplazz del Passatore per fare ammenda della ritrosia di Raffaella Carrà. Che non indossò in seguito il cappello del Passatore. Ma che, come ha raccontato Steve Della Casa, non ha mai disconosciuto il suo antenato.

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