“Radio Dad”: nessuno a scuola deve sentirsi solo

“Good morning Dad”: questo il saluto scelto da Vincenzo Aulizio, professore di italiano e storia all’istituto tecnico economico Valturio di Rimini, per accogliere non solo i suoi studenti, ma tutti coloro che vorranno seguirlo ogni giorno, dal lunedì al venerdì, alle 18.30 in diretta su Instagram (poi a seguire su Facebook e YouTube) grazie al nuovo format da lui creato sotto il nome di “Radio Dad”.

Aulizio, com’è nato questo nuovo progetto?

«L’idea è nata quando ho saputo che sarebbe ritornata la didattica a distanza al 100% in buona parte delle scuole italiane. Volevo trovare un modo efficace e nello stesso tempo serio per affrontare questa nuova fase della vita scolastica, attraverso il dialogo tra i soggetti sui quali poggia l’istituzione scolastica del nostro Paese: famiglie, alunni e insegnanti».

Quali argomenti vengono trattati?

«Le dirette sono partite evidenziando le difficoltà tecniche e psicologiche di genitori, alunni e insegnanti nel loro rapporto con la Dad, attraverso i suggerimenti degli utenti e alcune scelte dettate dall’attualità, ho quindi toccato tematiche come: i voti in Dad, la scuola che vorremmo, il disagio genitoriale, le difficoltà degli adolescenti, la frustrazione degli insegnanti, le difficoltà dei bambini della primaria e dei loro genitori. Ultimamente ho iniziato a collaborare con Federica Gregori (educatrice e psicologa) per approfondire e comprendere il malessere psicologico degli alunni provocato dalla nuova metodologia didattica e dal contesto pandemico: attraverso una rubrica settimanale (ogni venerdì), “Dadovecominciamo?”, io e Federica cerchiamo di comprendere e di mostrare cosa sta succedendo ai nostri studenti, ai nostri figli».

Chi segue e partecipa alle dirette?

«Il pubblico è variegato: ci sono studenti, genitori e insegnanti, ma ci sono anche molti curiosi che hanno voglia di sentire, capire cosa sta avvenendo nella scuola italiana in questo particolare periodo storico. Ultimamente ho raggiunto anche persone fuori dalla provincia».

Qual è l’obiettivo che si pone con questo nuovo format?

«La Dad è un pretesto per ridiscutere la scuola italiana, che ha ancora troppi nodi da sciogliere, e questa modalità didattica li ha evidenziati in modo particolarmente evidente: i ritardi tecnologici, i mancati aggiornamenti, le modalità d’insegnamento, la motivazione allo studio, sono tutti temi che la scuola da tempo deve risolvere e che la Dad ha prepotentemente posto in primo piano nella discussione sulla scuola. Inoltre ho sempre pensato che qualunque disagio sia figlio anche della solitudine: sentirsi soli aumenta questa forma di malessere. Radio Dad vuole essere un momento della giornata in cui le persone che soffrono la nuova didattica capiscano di non essere sole, che ci sono tanti altri esseri umani che vivono la loro stessa angoscia, il loro malessere esistenziale. Il massimo sarebbe farli sorridere: ne abbiamo tutti bisogno, tanto bisogno».

Pregi e difetti della Dad? Qualche consiglio “di sopravvivenza” per le categorie coinvolte?

«La ricetta è a mio parere la stessa per tutti: dobbiamo prendere la Dad come uno strumento tecnologico e usarlo di conseguenza: ci sono istruzioni da rispettare, nuove metodologie e strategie didattiche; ma anche precauzioni per l’uso, proteggere i soggetti che la adoperano (insegnanti e alunni) attraverso un’attenzione particolare ai disagi fisici e psicologici che la Dad sta facendo emergere ultimamente. Siamo noi adulti che dobbiamo fare queste importanti scelte, senza lasciarci travolgere dal momento».

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