Raccolta porta a porta: Ravenna maglia nera, bene Forlì

La Regione ha cominciato il percorso che la porterà a disegnare il prossimo futuro della gestione dei rifiuti, con un piano che ha premesse molto diverse dal precedente: basti pensare che dall’approvazione del documento ora in vigore, scritto nel 2014, solo per restare in Romagna è stata chiusa la discarica di Imola, l’inceneritore di Ravenna e il Forlivese è uscito da Hera e introdotto la tariffa puntuale.

Proprio su questo fronte si è verificato il fallimento più clamoroso per quanto riguarda la programmazione regionale: al 31 dicembre 2020 secondo il piano della Regione tutta l’Emilia-Romagna sarebbe dovuta passare alla tariffa puntuale, ovvero quel metodo di raccolta di rifiuti – sostenuto in particolare dal porta a porta – secondo il quale ogni cittadino paga una quota in base a quanta indifferenziata produce, grazie soprattutto (ma non solo) alla raccolta porta a porta. Un sistema che dovrebbe incentivare, per converso, il ricorso alla differenziata. Obiettivo fallito, e non di poco: solo il 31% dei territori comunali (81 in tutto) in Emilia-Romagna ha applicato la tariffa puntuale. Nel momento di stesura del documento preliminare (inizio 2021) al piano regionale di gestione di rifiuti, i comuni dove è in vigore sono diventati 92. Non molti di più.

Secondo quanto si legge nel documento, le ragioni del ritardo sono sostanzialmente due. Il primo è la pandemia che ha rallentato le attività preliminari fondamentali: la comunicazione all’utenza e la consegna dei relativi kit per la raccolta casalinga. Tuttavia la pandemia può aver inciso per un anno ma, osserva la Regione, era proprio «l’anno fissato quale limite per il passaggio a tariffa puntuale». L’emergenza «ha di fatto impedito a molti Comuni di intraprendere questa determinazione». La Regione ha così deciso di prorogare il termine per il passaggio totale alla fine del prossimo anno «non essendo ragionevole immaginare neppure per il 2021 un avanzamento apprezzabile per le medesime ragioni». L’altra motivazione riguarda il percorso di affidamento del servizio di gestione integrata dei rifiuti per bacini gestionali «che ha determinato l’impossibilità della trasformazione dei servizi propedeutica all’introduzione della tariffa puntuale. Le trasformazioni, previste in tutto il territorio, saranno realizzate infatti entro due anni dall’avvio del servizio a seguito delle aggiudicazioni». Detto questo, ci sono comunque province che sono molto avanti nel percorso: una è proprio Forlì-Cesena, dove questo sistema è applicato in 13 comuni. L’altra è Ferrara, che arriva 20 territori. A Ravenna invece, secondo quanto riportato dal documento regionale nessun comune è passato a questo tipo di tariffazione, anche se cominciano ad esserci esperimenti di porta a porta nei singoli quartieri. Solo quattro i comuni in provincia di Rimini. La tariffa puntuale incide sul costo complessivo del servizio (come si vede nella tabella in pagina): il porta a porta è più caro per gli enti pubblici. A livello ambientale però funziona: Ferrara secondo gli ultimi dati è la città più virtuosa sulla differenziata (oltre 86%), mentre in Romagna Forlì-Cesena è l’unica provincia sopra il valore obiettivo del 70% (74,2 per la precisione). Rimini è poco sotto (69,7%) mentre Ravenna è ancora molto indietro: 59,3%.

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