Raccolta fondi a Cesena per sostenere la lotta delle donne afgane

Un evento per dare un segno concreto di vicinanza alle donne che in Afghanistan stanno ripiombando in un incubo dopo che i talebani hanno ripreso il potere, a seguito del ritiro delle truppe degli Stati uniti e dei loro alleati, che hanno occupato per vent’anni quelle terre. La serata all’insegna della solidarietà e dei diritti si terrà questo venerdì, con inizio alle ore 21, al circolo Arci “Magazzino Parallelo” di via Genova. Sarà l’occasione per godersi l’energia un po’ trash e irriverente del quartetto “Le luride diggei”, ma anche per lanciare una raccolta fondi.

L’iniziativa è stata voluta da una mezza dozzina di associazioni impegnate in difesa dei diritti umani e mira a completare l’impegno della comunità cesenate a favore della popolazione afghana. Appoggiandosi ad Asp e alla Misericordia, il Comune e l’Unione Valle Savio hanno già accolto circa 25 profughi afghani appartenenti ad alcuni nuclei familiari in fuga da quell’inferno. Però c’è anche bisogno di sostenere la battaglia delle persone che sono rimaste nel martoriato Paese centroasiatico.

È questo lo spirito dell’iniziativa che verrà messa in campo venerdì. I promotori ne spiegano in questo modo ragioni e obiettivi: «La situazione in Afghanistan è sempre più drammatica. Il terrore regna nel paese, soprattutto per le donne, costrette a ritornare al burqa, a lasciare il posto di lavoro, gli studi, perseguitate per la loro attività in difesa dei diritti civili. A loro è vietato persino suonare, cantare, apparire in tv. Non abbandoniamole, manteniamo alta l’attenzione sull’Afghanistan, sosteniamo le raccolta fondi in favore di organizzazioni di donne afghane che si occupano di tutela e rispetto dei diritti umani di donne, bambine e bambini».

In particolare, la raccolta fondi mira ad appoggiare le attività di due organizzazioni: il Cisda (Coordinamento italiano sostegno donne afghane) e Rawa (Associazione rivoluzionaria delle donne afghane. Quest’ultima, con enorme rischio, ha deciso di rimanere nel proprio Paese, accanto alla popolazione civile, per provare a contrastare l’oppressivo oscurantismo dei talebani, che si sta già facendo sentire in modo molto pesante.

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