Quel borbottio nella pancia: potrebbe trattarsi di celiachia

Gonfiore, dolore addominale, diarrea, perdita di peso: sono questi i sintomi più comuni della celiachia, un’infiammazione cronica, la cui causa scatenante è l’ingestione di glutine, una proteina che si trova in molti cereali. «La celiachia è un’enteropatia cronica del piccolo intestino – spiega il dottor Antonino Grillo, gastroenterologo della gastroenterologia ed endoscopia digestiva dell’Ospedale ‘Infermi’ di Rimini – che storicamente si ricercava prevalentemente nei bambini, ma che col tempo ci si è accorti può coinvolgere persone di tutte le età. Interessa circa l’1% della popolazione, nel nostro paese sono soprattutto le donne a soffrirne con un rapporto F:M di 2:1. L’incidenza è maggiore nei paesi sviluppati, probabilmente perché è maggiormente indagata».

Nei bambini compaiono anche altri sintomi. «Oltre alla diarrea e al mal di pancia, molti bambini presentano ritardo nella crescita e nello sviluppo puberale, sono sottopeso, possono apparire irrequieti e con difficoltà di concentrazione. Alcuni adulti, invece, lamentano afte boccali frequenti, anemia, emicrania, “borbottio” continuo nella pancia, addome gonfio, diarrea, unghie fragili e stanchezza. I sintomi possono essere vari e spesso correlati alla difficoltà dell’organismo di assorbire i nutrienti. Ci sono persone addirittura che non manifestano nessun sintomo».

L’eziopatologia della celiachia è multifattoriale. «Si può diventare celiaci anche da adulti se si è geneticamente predisposti, ma essere geneticamente predisposti non equivale a sviluppare la malattia automaticamente. Anche se la genetica ha un ruolo importante, poiché alcuni studi condotti sui gemelli omozigoti mostrano una concordanza nello sviluppo della malattia dal 40% all’80%, si comprende che possano esserci altre cause scatenanti (ambientali o infettive) che ancora non sono chiaramente note. Si pensa che alcune infezioni dovute a virus e batteri, o che inquinanti esterni e contaminanti possano influire sullo sviluppo della malattia».

La celiachia provoca danni all’intestino. «Questa patologia riduce la superficie di contatto della mucosa dell’intestino necessaria per assorbire i nutrienti, e può portare a una completa atrofia. In particolar modo colpisce i villi intestinali, deputati all’assorbimento dei nutrienti, che diventano meno numerosi, più sottili e più corti. Sono state riscontrate correlazioni tra la celiachia e la difficoltà di alcune donne a rimanere incinta oppure a portare avanti una gravidanza».

La diagnosi

La diagnosi è complessa. «Una prima indagine si può attuare cercando nel sangue gli anticorpi anti transglutaminasi sensibili e specifici per la celiachia. Questo può dare una prima indicazione della possibile presenza di celiachia ma la diagnosi di certezza si ha soltanto con il riscontro di “atrofia dei villi” all’esame istologico delle biopsie duodenali. Nei casi in cui gli esami del sangue e l’esame istologico non riescano a determinare con certezza la presenza o meno della malattia si può ricorrere al test genetico: se avere i geni predisponenti non significa avere anche la celiachia, l’assenza dei geni (test negativo) esclude la possibilità che la malattia sia presente».

C’è un’altra condizione che potrebbe rendere ancora più difficoltosa la diagnosi. «Recentemente si parla spesso di “Gluten Sensitivity”, che provoca sintomi simili a quelli della celiachia, che si manifestano anche precocemente (entro le 24 ore) dall’assunzione del glutine e che spariscono rapidamente con l’esclusione del glutine dalla dieta. A differenza della celiachia, il gluten sensitivity non provoca nessun danno e non necessita di una dieta rigida. Ci sono persone, infatti, che seppur “sensibili” presentano livelli di tolleranza più alti e possono permettersi di mangiare cibi contenenti glutine ogni tanto senza stare male. Purtroppo non esistono esami specifici per diagnosticarla, lo si si fa per esclusione».

Da distinguere anche dall’allergia al grano. «Questa provoca un diverso tipo di infiammazione e per guarire necessita solo dell’esclusione del frumento. Proprio come nella gluten sensitivity solitamente non ci sono problemi di assorbimento».

Un campanello d’allarme che potrebbe richiamare la celiachia è l’intolleranza al lattosio di recente comparsa. «Non riuscire più a digerire il lattosio in maniera improvvisa, classica condizione che si manifesta in quei pazienti che esordiscono con “fino all’anno scorso bevevo il latte” potrebbe essere un sintomo di celiachia, in quanto la lattasi, l’enzima utile per digerire il lattosio, si trova proprio sulla superfice dei villi, che sono i primi a essere danneggiati dalla celiachia».

Il trattamento

Per quanto riguarda la celiachia, la dieta è l’unico trattamento terapeutico. «Chi riceve una diagnosi di celiachia deve sottoporsi a una dieta rigida che esclude completamente i cibi contenenti glutine e deve essere cosciente del fatto che non ci si può permettere eccezioni, perché si innesca immediatamente una reazione del sistema immunitario che determina il danno. Sono necessari da 6 a 24 mesi senza ingerire glutine affinché l’intestino guarisca, gli anticorpi nel sangue si riducano e gli esami si normalizzino, anche l’esame istologico può tornare normale. Ma bisogna ricordarsi che la celiachia è una condizione non reversibile».

Se si ha un dubbio che si possa essere celiaci, ci si deve sottoporre alle indagini necessarie prima di iniziare la dieta. «Se la persona ha già iniziato la dieta, gli esami del sangue potrebbero risultare negativi, ma ciò non necessariamente esclude la presenza della malattia. E anche se il test genetico dovesse essere positivo non si saprebbe se la malattia sia presente oppure no. In tutti questi casi, per avere una certezza della malattia, la persona dovrebbe ricominciare a mangiare il glutine, cosa che non sempre è accettata, specie quando con la privazione sono scomparsi anche i sintomi che a volte sono molto fastidiosi. In genere, chi inizia a fare la dieta tende a prendere peso, perché prima non assorbiva gli alimenti. Il regime dietetico è difficile da seguire soprattutto per chi non presenta sintomi, in questi casi la compliance è minore. Nel primo periodo, i controlli ematici sono più ravvicinati, perché bisogna verificare che il valore degli anticorpi torni normale, se dovessero impiegare troppo tempo a normalizzarsi oppure dovesse aumentare vorrebbe dire che qualcosa nella dieta non va. A volte può dipendere da disattenzioni nella preparazione dei cibi; anche dall’uso della stessa macchina che si usa sia per il caffè che per l’orzo, per esempio. Così facendo, infatti, si verificano contaminazioni involontarie».

Esiste un codice esenzione ticket per la celiachia. «È importante sapere che questa patologia dà accesso a esenzioni per gli esami e a buoni per acquistare alimenti privi di glutine».

Alimento con e senza glutine

Gli alimenti permessi sono distinti in: alimenti naturalmente privi di glutine (come carne, pesce, frutta, verdura, riso, mais, grano saraceno, miglio, kinoa, amaranto e sorgo) e alimenti elaborati che nella loro preparazione non prevedono utilizzo di alimenti con glutine (es. cibi confezionati adatti a celiaci).

I cereali come frumento, segale, orzo, farro, kamut, invece contengono glutine. Il seitan è tra gli alimenti più ricchi, poiché ottenuto con la condensazione del glutine di grano. Altri ancora ne hanno delle tracce, come l’avena. È importante che la catena produttiva impedisca la contaminazione, quindi che la farina ottenuta da prodotti senza glutine non entri mai in contatto con macchine o attrezzature in cui è stata lavorata la farina con glutine o altri prodotti contenenti glutine.

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