Quegli scoppi di rabbia che in realtà nascondono grande sofferenza

Alcuni provocano il pianto dei compagni, altri portano gli adulti all’esasperazione, altri ancora creano scompiglio e rompono tutto ciò che incontrano. Sono questi alcuni dei comportamenti che mettono in atto i bambini con disturbo oppositivo provocatorio. «Tutti i bambini possono mettere in atto atteggiamenti oppositivi al servizio di una migliore definizione di sé – spiega Annamaria Voci, psicologa e psicoterapeuta, attiva sul ravennate -, ma quando i comportamenti apertamente provocatori finiscono con il configurare un pattern continuo e ripetuto e interferiscono con la quotidianità del bambino si potrebbe trattare di un disturbo oppositivo provocatorio».

Sei i sintomi caratteristici. «Questi bambini si arrabbiano facilmente, si scontrano con i genitori o con gli altri adulti di riferimento, si ribellano davanti alle regole, cercano attivamente di turbare le altre persone, sono a loro volta facilmente irritabili e tendono ad accusare gli altri delle loro reazioni».

La loro emotività è compromessa. «Manifestano una distruttività esplicita e nutrono sentimenti di demoralizzazione, di risentimento, di dubbi e odio su di sé. Si sentono quasi sempre incompresi».

Anche i pensieri entrano in questo vortice. «La maggior parte dei bambini con questa diagnosi non è consapevole di quanto gli accade. Dal loro punto di vista, il problema è nelle richieste che gli vengono fatte».

La relazione con l’altro è al centro del disturbo. «Rispondono con impulsività all’ambiente circostante e mettono in atto comportamenti che gli adulti giudicano inaccettabili. Ciò innesca un meccanismo difficile da scardinare, perché la disapprovazione percepita da parte dell’adulto erode il senso di sé del bambino, rendendolo ancora più vulnerabile e rinforzando i suoi comportamenti disadattivi».

Le cause del disturbo non sono ancora del tutto conosciute. «La storia infantile di questi bambini mette in evidenza una difficoltà nella regolazione delle emozioni. È molto bassa la loro soglia di tolleranza alla frustrazione e alle perdite. Molti genitori raccontano che i figli sono sempre stati più sensibili degli altri bambini ad alcune stimolazioni ambientali e che avevano più bisogno di controllare le situazioni che si trovavano a vivere».

La diagnosi è di tipo integrato. «La valutazione di questi bambini avviene prendendo in considerazione anche altre funzioni, come l’attenzione, l’iperattività, l’apprendimento, l’umore, e la presenza di ansia. Per fare diagnosi, i sintomi devono essere presenti in più di un ambiente (scuola, casa, attività sportiva). Gli studi scientifici evidenziano che dal 5 al 15% dei bambini in età prescolare ricevono una diagnosi di disturbo oppositivo-provocatorio. Alcuni finiscono per sviluppare un disturbo della condotta. Inoltre, sembrerebbe che prima della pubertà il disturbo riguardi soprattutto i maschi, ma che con l’adolescenza, ragazzi e ragazze si equivalgano. Bisogna ricordarsi che dietro a comportamenti aggressivi, “forti”, “provocatori” c’è sempre una forte fragilità».

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