Quarant’anni e 4.900 metri di emozioni e battaglie epiche

«Sarà un piccolo Nurburgring»: così Enzo Ferrari dipingeva Imola ad inizio anni ’60. Aveva, ed ha, il fascino del circuito d’altri tempi, evidenza riconosciuta persino da Lewis Hamilton dopo la vittoria nel Gp dell’Emilia Romagna dello scorso novembre. Non un freddo progetto messo sulla carta, ma asfalto che segue la natura del territorio: come il rettilineo ed il Tamburello a fianco del Santerno, come la salita dalla Tosa alla Piratella, e poi la discesa fino alla Rivazza. Quanti duelli ed episodi indimenticabili su quei 4900 metri…

L’alba del Santerno

Già l’inizio della storia nel 1979 fu da punto esclamativo. Una sola settimana dopo il Gp d’Italia a Monza, per ferreo volere di Enzo Ferrari, si disputò ad Imola il Gp Dino Ferrari, non valido per il Mondiale. Fosse stato un fiasco, forse non avremmo avuto quasi 40 anni di storie da raccontare. Invece vi andò in scena uno dei duelli più belli e significativi nella storia della Formula 1: Gilles Villeneuve (Ferrari) contro Niki Lauda (Brabham Alfa Romeo). All’epoca erano il presente ed il passato della Ferrari, l’emergente contro il campione. Con Villeneuve in testa, Lauda passò la Ferrari all’inizio della staccata verso la Tosa, ma lasciò imprudentemente un varco nel quale il giovane canadese si infilò alla disperata. Con Mario Poltronieri in preda alle palpitazioni davanti al microfono, i due proseguirono appaiati per tutta la salita, con Villeneuve che completò un sorpasso da urlo all’esterno della Piratella, cosa vista solo due volte in quasi trent’anni. Al passaggio successivo ai box, Lauda sfruttò ancora la scia della Ferrari e dopo aver messo Villeneuve dietro di sè, impostò traiettoria e frenata della Tosa a suo piacimento: il risultato fu il musetto della Ferrari al vento. Game over per Gilles e vittoria per Lauda.

Dal bis di Piquet al podio francese

A settembre 1980 come Gp d’Italia al posto di Monza, ancora trionfo per la Brabham con Nelson Piquet (che concederà il bis nell’81) in un Gp stregato per piloti e scuderie italiane: nelle fasi iniziali, lo scoppio di un pneumatico posteriore in piena velocità, portò Villeneuve a disintegrare la sua Ferrari contro le barriere della curva a cui finirà per dare il nome.

Nel 1982 lo sgarbo di Didier Pironì ai danni dello stesso Gilles, con la vittoria del francese grazie al sorpasso in staccata alla Tosa all’ultimo giro, ignorando gli enigmatici cartelli del box Ferrari (“slow”). Il precedente sorpasso di Villeneuve ai danni di Pironì all’esterno del Tamburello, visto quanto accadrà nella stessa curva negli anni successivi, appare oggi come un vero azzardo. Nel 1983 Riccardo Patrese (Brabham) gettò alle ortiche la vittoria sbattendo all’esterno della variante delle Acque Minerali a pochi giri dal termine: due Ferrari e tre francesi sul podio, con vittoria di Tambay davanti a Prost (Renault) e all’altra rossa di Arnoux. Dopo quasi 40 anni, rimane l’ultimo Gp di F1 con podio monopolizzato da tre piloti della stessa nazione.

Serbatoi vuoti e De Angelis

Nel 1985, fredda domenica a degno strascico di un inverno polare, un Gp vietato ai deboli di cuore. Un giovanissimo Ayrton Senna (Lotus), teneva a bada per tutta la gara gli attacchi di Alboreto con la Ferrari, di Prost con la McLaren, prima di rimanere senza benzina alla Rivazza a 3 giri dal termine. Passava in testa la Ferrari dello svedese Johansson fra colline deliranti di gioia, prima di rimanere anch’esso col serbatoio a secco a 6 chilometri dal traguardo. Vinceva apparentemente Prost, prima di subire la squalifica per vettura sotto il peso minimo: la vera vittoria andava così alla Lotus del compianto Elio De Angelis.

Berger in fiamme e il 1990 di Patrese

Nell’edizione del 1989, rimane stampato nella memoria il rogo della Ferrari di Gerhard Berger al Tamburello, incendio spento dai “leoni” della Cea in soli 20 secondi. Un anno dopo, passato alla Mc.Laren, lo stesso Berger costringerà il ferrarista Nigel Mansell ad una funambolica giravolta in velocità alla Villeneuve, stringendolo all’esterno sull’erba. Quel Gp di San Marino 1990 passerà alla storia per il trionfo del Tricolore: vittoria di Patrese con la Williams, 3° posto per Nannini con la Benetton, e 9 piloti italiani al via.

La favolosa era di Schumacher

Della favolosa era Schumacher che era già alle porte (vittoria nella tragica edizione 1994), ci piace ricordare la prima e l’ultima vittoria del campione tedesco ad Imola con la Ferrari. Nel 1999, grazie anche ad un incomprensibile erroraccio di Hakkinen che distruggeva la sua Mc Laren contro il muro all’esterno della variante prima dei box. Infine nel 2006, ovviamente l’ultimo trionfo Ferrari ad Imola, con Schumacher che negli ultimi 5 giri conteneva gli attacchi della Renault di Alonso.

Avrebbero certamente fatto comodo, al buon Fernando che quindici anni dopo è ancora lì, quelle staccate mozzafiato alla Tosa di romantica memoria. Grazie Imola per essere tornata. Fai parte del nostro passato, ci ricordi tutto quanto di buono c’era, e sarebbe meglio tornasse ad esserci.

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