Quanto pesa la nostra CO2? Dal cellulare alla mela

Ogni azione umana ha un suo consumo di energia. Ed è, in potenza, una fonte di maggiore inquinamento. In sostanza, un’impronta di carbonio. Conosciuta come “carbon footprint”, è un parametro che serve per stimare le emissioni di gas serra che vengono causate e che si esprimono in tonnellate equivalenti di CO2. Sono stati gli ecologisti Mathis Wackernagel e William Rees a introdurne il concetto nel 1996. Un altro mondo (specie senza le minacce della pandemia e della guerra nel cuore dell’Europa), ma con una priorità che si sarebbe dovuta affrontare con maggiore forza, quella dell’inquinamento. Oggi questo è un modo semplice per spiegare quanto l’impatto dell’uomo riesca ad aggredire il pianeta Terra: basti pensare che la quantità di anidride carbonica rilasciata in aria da tutti i vulcani è di 0,3 gigatoni ogni anno. Una cifra praticamente impercettibile se messa in paragone ai 37 gigatoni dell’intera umanità nel 2018. Le attività umane, come detto, consumano. Sì, ma quanto? Secondo un lavoro svolto da Vaillant e dall’Università di Milano, che ha tracciato i consumi di più di 4.000 italiani, ogni persona produce in media 5 tonnellate e mezza di CO2 all’anno: più di un terzo per i trasporti (il 37%, 2.033 chili), un terzo per alimentazione e rifiuti (il 33%, 1.800 chili), il 25% dal riscaldamento (1.400 chili) e il 5% dall’illuminazione e dagli elettrodomestici (300 chili).

Quindi, ridurre le emissioni non è solo una questione delle azioni economiche di grandi imprese o delle grandi istituzioni. Un minuto di uso di un cellulare, secondo stime, ne produce 57 grammi. Mandare una mail dal computer, invece, è molto più green: 4 grammi di CO2 prodotti. Ma se c’è un allegato e va scaricato si sale su, fino a 50 grammi. Una famiglia, per il solo consumo domestico di gas, ne produce 1,3 tonnellate ogni anno. In proporzione quanto un viaggio tutto in automobile tra Milano e Calcutta. Una mela comprata al supermercato conta 80 grammi di CO2: un costo ambientale legato in larghissima parte per il suo trasporto. Un chilo di formaggio “pesa” invece più di 20 kg di tonnellate equivalenti di CO2. E tra gli scaffali del supermercato è la carne a essere tra i prodotti più spreconi rispetto a frutta e verdura. Ma ci sono azioni che potrebbero spingere alla riduzione dei consumi e, di conseguenza, tagliare la CO2 emessa. È, per esempio, così necessario usare l’asciugatrice? Un kwh di energia elettrica può produrre 350 grammi di anidride carbonica. Stendere i panni al sole, invece, non avrebbe alcun costo. Un modo per tornare a un vecchio sistema, più sostenibile e rispettoso per l’ambiente.

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