Quanta plastica respiriamo? Uno studio spiega i danni

L’utilizzo troppo disinvolto che facciamo della plastica è sotto gli occhi di tutti per le sue evidenze macroscopiche sull’ambiente. Sfuggono invece ai più le insidie rappresentate per la salute umana dalle sue particelle micro e nano, invisibili frammenti piccolissimi. Ne offre un focus molto dettagliato un articolo dell’Almanacco del CNR – Consiglio nazionale delle ricerche, che illustra quanto ne siamo esposti e i potenziali pericoli che questo rappresenta. «Le microplastiche sono presenti nei nostri ecosistemi a seguito di un processo di costante degradazione che ne facilita la dispersione e l’assorbimento da parte di organismi diversi, uomo compreso, con conseguente sviluppo di effetti quali variazioni del microbiota e della produzione di enzimi digestivi, disturbi vascolari, riproduttivi e neuro-comportamentali, fino ad arrivare a processi infiammatori a livello dell’apparato respiratorio», spiega Sara Maio dell’Istituto di fisiologia clinica (Ifc) del Cnr. «Anche i plastificanti, principalmente ftalati o bisfenoli, utilizzati ampiamente nell’industria della plastica per aumentarne l’elasticità, sono tossici per l’uomo perché hanno proprietà di interferenti endocrini, sono in grado cioè di interferire con il sistema endocrino modulando e/o sconvolgendo le funzioni metaboliche e ormonali responsabili del mantenimento dell’omeostasi, della riproduzione, dello sviluppo e/o del comportamento». Diversi sono i modi in cui entriamo in contatto con microplastiche e plastificanti. «Non solo attraverso l’ingestione ma anche per inalazione», chiarisce Sandra Baldacci del Cnr-Ifc. «Per esempio, mangiando una porzione di cozze si ingeriscono meno fibre sintetiche di quante se ne inalano attraverso la polvere domestica durante lo stesso pasto».

I dati a disposizione su questo argomento sono ancora scarsi, soprattutto per la difficoltà di rilevare e quantificare microplastiche con dimensioni inferiori a 150 micrometri. Lo studio Life-Persuaded, che ha tra i suoi promotori l’istituto Cnr-Ifc, ha valutato i livelli di esposizione in Italia in 900 coppie madre-bambino (tra i 4 e i 14 anni), rilevando che il 100% dei reclutati è esposto agli ftalati e il 77% al bisfenolo A.

Studi recenti hanno evidenziato poi i danni che le microparticelle di plastica possono causare ai polmoni, come illustra Maio: «Esponendo cellule di tessuto polmonare al polistirene, largamente usato negli articoli monouso grazie alla sua robustezza, sono stati osservati effetti negativi in termini di inibizione della proliferazione delle cellule e cambiamenti nella loro forma. Ciò conferma che l’esposizione umana all’inquinamento da microplastica ha conseguenze significative e comporta potenziali danni per l’uomo».

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