Quando mente e corpo vanno in corto circuito

“Nessuno mi capisce, è come se mi facesse male la pelle, ho ricevuto varie diagnosi, ma non coincidono esattamente con il modo in cui mi sento, che poi a volte non riesco nemmeno a spiegarlo”. Chi soffre di fibromialgia riceve fino a 6 diagnosi diverse prima di ottenere quella idonea alla propria condizione.

«La fibromialgia è uno scollegamento del cervello dal resto del corpo in assenza di un danno fisico, come se da un pc staccassimo la tastiera o lo schermo dall’unità centrale – esordisce il dottor Pasquale Longobardi, direttore sanitario del Centro Iperbarico di Ravenna -. Per spiegare la fibromialgia potremmo utilizzare l’immagine di una costellazione, in cui ogni stella rappresenta un sintomo, oppure un iceberg, di cui emerge solo una piccolissima parte».

Ansia, umore triste, problemi di memoria, depressione, difficoltà a concentrarsi, dolore cronico, stanchezza, sindrome da dolore pelvico anche durante i rapporti sessuali, alterazioni intestinali, stitichezza, sonno non riposante sono i sintomi principali. «I sintomi fisici variano, alcune persone raccontano di un dolore urente su tutto il corpo, altri una sensazione come se stessero ricevendo delle pugnalate. I sintomi non si presentano tutti contemporaneamente».

È il sesso femminile quello maggiormente coinvolto. «9 pazienti su 10 sono donne. Nella sola città di Ravenna colpisce circa il 2% degli abitanti, quindi si tratta di una patologia abbastanza frequente, e molti non sanno nemmeno di averla. Fino a poco tempo fa, chi ne soffriva veniva considerato un paziente psichiatrico, una persona tendente al lamento, all’ipocondria. In realtà è stata evidenziata una base genetica sulla quale poi possono agire cause scatenanti. Vari studi hanno messo in evidenza che, nelle persone che soffrono di sindrome fibromialgica, i neurotrasmettitori che si occupano della comunicazione chimica, cioè di mandare i messaggi alle varie aree (cingolata, prefrontale, amigdala, ippocampo, talamo) sono alterati».

Il centro Iperbarico effettua ricerche in collaborazione con il Dipartimento di patologie genetiche dell’Università di Ferrara. «È stato riscontrato che un parente di primo grado di un paziente con fibromialgia ha il 28% di possibilità di sviluppare la stessa sindrome. Inoltre, studi di associazione a livello genomico hanno riscontrato 21 punti (loci) del DNA correlati con la sindrome fibromialgica».

Questa sindrome rappresenta anche un problema sociale ed economico. «Spesso provoca aggressività e crisi di pianto improvvise. Molte persone diminuiscono fortemente la loro produttività, o perdono il lavoro. È una malattia che non è stata ancora riconosciuta, e che per essere curata ha bisogno di terapie particolarmente costose. In Emilia Romagna, la diagnosi viene fatta dal reumatologo, che procede per esclusione. Ma tutti quei pazienti che non presentano sintomi reumatici, pur presentandone molti altri, rendono molto difficile l’individuazione della malattia».

Le cause scatenanti

«La predisposizione genetica che è stata riscontrata non basta da sola ad attivare la malattia. Questa si innesca per alcune cause scatenanti quali infezioni, malattie virali come il COVID, disturbo post traumatico da stress. Alcuni studi israeliani hanno messo in evidenza che è l’abuso sessuale, il trauma che ha la capacità maggiore di innescare la fibromialgia. Ma anche un lutto, o stress cronici come conflitti vissuti in famiglia sono condizioni che possono facilitare l’emergere della sindrome. Altri elementi sono la fine di una relazione importante, mobbing sul lavoro, abuso di alcol e tabacco e addirittura un’alterata postura reiterata nel tempo connessa con una mancanza di attività fisica».

L’esposizione prolungata all’ormone dello stress (anche quando il fattore scatenante non è più presente) produce un’iperattività in alcune aree del cervello e per difesa riduce l’attività in altre. Questa condizione implica uno squilibrio, una continua attivazione e un grande dispendio energetico».

Da un certo punto di vista, la fibromialgia rappresenta un modo con cui l’organismo si difende dal dolore provocato da un forte stress o da un trauma. Proprio per questo è consigliabile in molti trattamenti ricorrere alla psicoterapia».

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