Quando introdurre nuovi alimenti: poche regole, molta fiducia

Naturalmente, stiamo parlando dello svezzamento o, come si preferisce chiamarlo oggi, dell’alimentazione complementare. Si tratta, cioè, del progressivo affiancamento di una crescente varietà di alimenti a quello che resta il caposaldo dell’alimentazione del lattante: il latte materno. Non eliminazione, quindi, del “vezzo” del seno, ma un’integrazione, una complementarietà, appunto, che potrà realizzarsi e perfezionarsi nel corso dei primi due anni di vita. Come avremo modo di dire, le rigide prescrizioni di un tempo e la progressiva introduzione di un alimento alla volta, secondo un tempario scandito dal trascorrere dei mesi, non hanno più molta ragione di esistere. La ricerca nel campo della nutrizione pediatrica ha sfatato un gran numero di consuetudini empiriche sostituendole con una migliore conoscenza delle reali esigenze nutrizionali e con una maggiore attenzione ai segnali che i bambini ci mandano nel corso del loro sviluppo. Maggiore fiducia, in definitiva, nella loro autonomia e nella nostra capacità di interpretare e indirizzare le loro spontanee attitudini alimentari.

Poche regole: nei primi sei mesi di vita, non c’è nulla di meglio del latte materno che è sufficiente per qualsiasi esigenza di crescita. Da lì in poi è indicato introdurre alimenti diversi. Potremmo meglio dire che già dai cinque mesi di età dobbiamo essere più attenti ai segnali che il bambino ci invia per capire quando è il momento di variare l’alimentazione.

Quali segnali? Anzitutto, deve essere in grado di stare seduto da solo o quasi, è interessato al cibo dei genitori, accetta il cucchiaio senza difficoltà, coordina i movimenti della lingua per ingoiare il cibo, è in grado di afferrare e tenere in mano un alimento solido, lo porta alla bocca e cerca di morderlo anche se non ha i denti. Ci fa capire, in sostanza, che è interessato a quello che vede sulla tavola dei genitori ed è pronto ad accettare la sfida dei cibi ancora sconosciuti.

C’è bisogno di molta fiducia: ora dobbiamo incoraggiarlo, proponendogli alimenti adatti per consistenza alle sue gengive (non ha i denti!) e in pezzi che possa tenere in mano e gestire autonomamente. Facciamo sì che il momento del pasto sia dedicato a questo e non ad altro. Impariamo a capire quando ha fame e quando è sazio, guidiamolo senza forzature, proponiamogli senza imposizioni, ma anche senza paure. Approfittiamo di questo importante momento evolutivo per avviare un percorso che lo aiuterà, da grande, ad avere un corretto rapporto con il cibo e uno stile alimentare salutare.

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