Quando il ragazzino Max Sirena cercava l’imbarco al porto

«Max Sirena? Avrà avuto 17-18 anni. Era uno di quei ragazzotti che girava attorno alla barca quando era ormeggiata nel porto canale. Veniva a curiosare in banchina e chiedeva di poter salire a bordo, di fare le regate. A differenza di altri io non stavo tanto a guardare le etichette: non chiedevo di togliere le scarpe o quale fosse il curriculum di chi voleva navigare. Se vedevo che uno aveva tanta voglia lo facevo salire a bordo».

Le regate d’altura

Il riccionese Massimo Bert Mauri negli Anni Novanta è stato un grande velista e con la sua Juno è riuscito a vincere due Rimini-Corfù-Rimini.

La sua barca era una “palestra” formidabile per chi voleva formarsi. Il Team director di Luna Rossa (quello che oggi seleziona centinaia di persone per decidere chi può entrare in Luna Rossa) non lo nasconde: Mauri è stato il suo padre “putativo” e lo ha ripetuto nel corso degli anni in più di un’occasione.

«Lui non mollava mai»

«Max era uno dei più volenterosi», ricorda lo skipper che oggi gestisce un cantiere nautico molto apprezzato dagli addetti ai lavori sulle colline di Vallecchio di Montescudo. «Era giovanissimo e quindi era meno bravo degli altri, ma ci sputava l’anima. Il primo anno non gli permisi di fare la Corfù perché era presto e ci rimase male, ma l’anno dopo fece parte dell’equipaggio e ne fu contentissimo. Molti dicevano di voler fare i velisti di professione, ma poi quando si trovavano in mezzo al mare con 30 nodi cambiavano idea. Lui no. Lui non mollava mai. Era determinato e voleva imparare. E con noi non era facile la vita».

Sirena ricorda ancora la cambusa “essenziale” per non appesantire troppo la barca. «Quando passavamo vicino alla costa» , ha ricordato in un’intervista, «la brezza di terra ci portava l’odore dei ristoranti e delle pizzerie e per noi era una sofferenza».

«I giovani», prosegue Mauri «dovevano superare una specie di “iniziazione”. Niente di violento, intendiamoci. Ma dovevano fare i lavori più umili per vedere se avevano veramente passione. Così capitava di dover fare un cambio vele ogni dieci minuti anche se non era proprio necessario. Sì, da noi un fighetto durava poco! Ma lui teneva duro. Eravamo fatti così: più c’era vento e per noi meglio era».

I lavori alla barca

Il lavoro non finiva tornati in porto. «Max era sempre lì anche a lavorare sulla barca, non aveva paura di sporcarsi le mani con la resina. Per rendere Juno più veloce eravamo sempre al lavoro per modificare questo o quello, il timone o i profili del bulbo… Una volta abbiamo realizzato un boma riadattando il troncone di un albero di una barca che aveva disalberato. Un’altra volta abbiamo realizzato un tangone completamente in carbonio quando quasi nessuno ancora lo faceva. Passavamo giornate intere a lavorare alla barca. Con me è rimasto tre o quattro anni. Poi io ho messo su famiglia e mi sono pian piano ritirato, lui ha iniziato a girare e ha saputo cogliere le occasioni che la vita gli ha offerto».

Un giovanissimo Max Sirena si riposa a bordo di Juno
Un giovanissimo Max Sirena mentre si riposa a bordo di Juno, la barca di Bert Mauri

Commenti

Lascia un commento

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui