LUGO – Era sicura di aver comprato degli involtini primavera, ma si è ritrovata quasi con degli…scottadito la signora 40enne di San Lorenzo, piccola frazione di Lugo, protagonista suo malgrado di una delle notizie più virali sui social: quella della pietanza con una falange umana dentro.

«Non mangio mai surgelati e non ero mai andata in quel supermercato (di Imola, ndr) ma giovedì della settimana scorsa avevo voglia di cenare cinese e ho comprato una confezione di involtini primavera – racconta la donna –. Ne ho cucinati solo due, perché i miei figli mangiano altro, friggendoli e insaporendoli con la salsa rossa». Fino qui tutto bene, una normalissima cena, economica e veloce quasi, si potrebbe dire, da leccarsi le dita. «Il primo involtino l’ho finito, invece masticando il secondo mi sono dovuta fermare perché ho sentito qualcosa di duro in bocca – prosegue –. L’ho sputato nel piatto e girandolo ho visto quell’unghia che mi ha fatto capire che era un dito. Ho iniziato a vomitare per lo choc e lo schifo e ho chiesto aiuto ai familiari; lentamente mi sono ripresa e non sono nemmeno andata in ospedale».

Si è invece recata ai carabinieri della locale Stazione dell’Arma per sporgere denuncia. «Quel resto umano e l’involtino rimasto li ho messi nel freezer in due bustine separate, per consegnarli ai carabinieri del Nas di Bologna. Il giorno dopo ho cercato di tornare alla normalità andando a lavorare e martedì mi hanno chiamato per prelevare alcuni campioni del mio dna – aggiunge –. Su quella falange c’erano anche i miei morsi e quindi per risalire a chi appartenesse serviva questo esame». Per ora si sa solo che quel dito era di una donna, esile e che prestava molta attenzione alla cura delle proprie unghie. Mentre nel ripercorrere a ritroso la filiera è stato possibile risalire alla ditta produttrice dell’involtino, un’azienda alimentare nei pressi di Barcellona, che occupa circa 400 addetti.

Ora il dilemma è solo uno: quel dito è di un’operaia che se lo è amputato oppure era nel macinato di carne degli involtini? Pare strano che durante la lavorazione ci si possa mozzare un arto senza fermare la produzione. Ma su questo saranno le indagini in corso a fare luce. «Per ora non ho intenzione di chiedere nessun risarcimento – spiega l’acquirente –, nemmeno il rimborso della confezione (4 euro per altrettanti involtini primavera composti, come riportato negli ingredienti, da verdura e carne). Voglio sdrammatizzare e scherzarci sopra, anche se mi ha dato fastidio qualche commento sui social. Non pensavo di avere tutta questa notorietà anche se ammetto che da fuori sembra irreale. Continuerò a mangiare le pietanze cinesi perché mi piacciono, ma sicuramente non comprerò più quella marca di prodotti, optando per gustarmeli nei ristoranti, assieme a un buon bicchiere di vino. Ma pieno, perché dopo quel che mi è successo ci manca solo che mi faccia versare un “dito” di vino».

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