Da diversi anni a questa parte, si parla sempre di più di cannabis light. In virtù della Legge 242/2016, che ha permesso la commercializzazione di questa pianta sulla base della percentuale di THC, l’attenzione della scienza, dei media e delle persone comuni è aumentata tantissimo.

Tra le domande che ci si pongono quando si discute di cannabis, si inquadrano gli interrogativi relativi alle differenze tra hashish e marijuana. Questi due termini vengono spesso utilizzati, erroneamente, come sinonimi. Nelle prossime righe, vediamo assieme quali sono le principali differenze.

Cosa sapere sulla cannabis e sulla marijuana

Prima di entrare nel dettaglio delle differenze tra hashish e marijuana, è necessario fornire qualche informazione in merito alla pianta di cannabis. Quando la si nomina, è bene specificare che questa pianta può essere di tre tipologie:

  • Femmina
  • Maschio
  • Ermafrodita

Nel caso delle piante di sesso femminile, è necessario rammentare che si tratta di esemplari che sviluppano fiori e cime. Queste ultime, dopo essere state sottoposte a un apposito processo di essiccazione, possono essere fumate.

Quando le piante di cannabis fioriscono, come appena detto producono delle cime. Queste ultime, a seguito del sopra ricordato processo di essiccazione, diventano quella che viene definita marijuana.

Cos’è l’hashish

Detto questo, possiamo parlare di hashish. Quando si utilizza questo termine, si inquadra un prodotto che viene ottenuto a seguito della rimozione dei tricomi dalle cime di cannabis. Entrando nel vivo di quanto appena ricordato, facciamo presente che stiamo parlando della resina che si può trovare attorno alle infiorescenze e che può essere separata da esse.

Discutere dell’hashish significa chiamare in causa uno straordinario contenuto di cannabinoidi, peculiarità che rende l’esperienza sensoriale a dir poco intensa. Il capitolo dell’utilizzo e della produzione dell’hashish è davvero molto ampio e deve essere caratterizzato da una doverosa attenzione ai metodi di estrazione. Quali sono i principali?

  • Sfregamento a mano: si tratta della metodologia oggettivamente più semplice tra tutte. Come è chiaro, si può concretizzare senza problemi a casa. Il contro riguarda il tempo richiesto e il fatto che la resa non sempre è ottimale. Ovviamente, per produrre l’hashish tramite questa metodologia è necessario avere a disposizione cime di cannabis non essiccate, dalle quali vanno rimosse sia le foglie, sia gli steli.
  • Setacciatura a secco: tra le metodologie di estrazione dell’hashish è possibile citare anche la setacciatura a secco, che richiedere l’utilizzo di un telaio a maglia fine. Se si ha intenzione di ottenere un risultato soddisfacente, la cosa giusta da fare è congelare la marijuana la notte prima di procedere con l’estrazione dell’hashish.
  • Frullatore: in questo frangente, per estrarre l’hashish bisogna inserire gli scarti di cannabis all’interno del comunissimo elettrodomestico, versando una quantità d’acqua tale da ricoprirli completamente, aggiungendo del ghiaccio. Si procede mescolando per circa un minuto, fino a quando non si ottiene una miscela densa e schiumosa. Dopo averla scolata in un setaccio, si ottiene l’hashish.

Varietà di hashish

Quando si parla di hashish, è necessario ricordare, oltre ai metodi di estrazione, anche le differenti varietà. In questo caso, bisogna fare riferimento alle resione, che cambiano a seconda delle peculiarità genetiche della pianta. Entrando nel dettaglio, ricordiamo per esempio che, quando si ha a che fare con la resina proveniente dalla cannabis sativa, l’effetto finale dell’hashish sarà super stimolante. Diverso è il caso della resina proveniente da cannabis indica. In questa situazione, invece, l’effetto sarà decisamente più rilassante.

Concludiamo facendo presente che, a prescindere dalla varietà, l’hashish si contraddistingue per una percentuale di THC superiore a quella della marijuana.

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