“Punk. Kill me please”: Francesca Foscarini danza a Santarcangelo

Si ispira all’energia esplosiva del movimento punk lo spettacolo Punk. Kill me please del cartellone di E’ Bal che fa tappa stasera a Santarcangelo, al Teatro Lavatoio, dalle 21. E’ Bal, dedicato alla danza contemporanea, è il progetto coordinato da “Ater Fondazione” di cui “Santarcangelo dei Teatri” è partner già dalla prima edizione, quest’anno allargato a undici realtà: teatri, festival, associazioni, centri di residenza con un programma che fino al 15 dicembre presenta 18 eventi tra spettacoli, residenze, prove aperte e laboratori. Coreografa del lavoro odierno, presente anche in scena, Francesca Foscarini, danzatrice, coreografa e insegnante con all’attivo importanti riconoscimenti tra cui il “Premio Mas Danza” 2012, “Premio Equilibrio” 2013, Danzatrice dell’anno 2015, Premio “Danza&Danza 2018”. Significative le collaborazioni con Yasmeen Godder, che lei definisce sua maestra di riferimento, Szymon Wiktorowicz, Alessandro Sciarroni, Roberto Castello. Nel 2016 incontra il poeta e scrittore Cosimo Lopalco e nasce il proficuo sodalizio artistico da cui ha preso vita anche l’ultimo spettacolo che la Foscarini ci racconta.

«Ho conosciuto il movimento punk attraverso questo lavoro, non ne ho avuto esperienza diretta. L’invito è arrivato da Cosimo e l’intenzione è quella di ispirarci all’energia esclusiva ed esplosiva del punk».

In che modo restituite al pubblico la dedica a questo movimento?

«Non raccontiamo storie punk in scena, ma proponiamo alcuni elementi di lettura. L’idea è di andare contro anche a un certo modo di stare sul palco. La stessa scelta dei brani musicali va in questa direzione».

In che senso? C’è anche musica classica e questo come si concilia?

«È presto detto. I brani punk che narrano il movimento si accostano alle musiche di Beethoven e Vivaldi perché al tempo erano considerati artisti rivoluzionari e quindi in un certo senso punk».

Cosa accade in scena e chi c’è?

«Ho accanto nell’interpretazione la danzatrice cipriota Melina Sofocleous. Noi due in scena facciamo suonare nel giradischi i vinili con i brani su cui danziamo. La costruzione delle tante scene è così dichiarata. Come in un concerto performativo ogni brano è attraversato nel corpo dando vita a un quadro diverso con una propria identità definita. Tutto sul palco è essenziale proprio come suggerisce la frase guida del punk: “Fallo da te”, fallo come sei capace, importante è che tu ci provi. La costruzione scenografica è semplificata per permetterci di giocare con gli elementi essenziali che abbiamo, come i rotoli di carta che ci aiutano a definire lo spazio e attivare le trasformazioni».

Quali sono gli elementi nei quali lo spettatore riconosce il punk?

«Ci sono delle coperte tartan in lana che richiamano la Scozia, c’è un rimando alle creazioni della nota stilista Vivienne Westwood, e c’è forte il desiderio di liberare il corpo dopo la chiusura e giocare con la nostra femminilità».

La chiusura causa del covid ha bloccato anche il vostro lavoro che ha dovuto aspettare due anni per il debutto, ora c’è il ritorno ma come lo vivete?

«Abbiamo iniziato nel gennaio 2019 e nell’aprile abbiamo fatto una residenza a Santarcangelo. Poi il fermo e a luglio 2021 il debutto al Teatro comunale di Vicenza. Certo c’è stata la ripresa ma non è ancora una rinascita. Noi ci troviamo di fronte un pubblico rarefatto, mascherato, in teatri e spazi a capienza ridotta, non è certo una presenza normale e per noi è una presenza difficile perché non possiamo vedere il volto, manca quella parte che ci rappresenta con la quale cerchiamo il dialogo».

È molto importante per voi il rapporto con lo spettatore?

«Sì, lo è. Questo in particolare è uno spettacolo che chiede una partecipazione. Noi cerchiamo di andare oltre alla 4ª parete e il pubblico viene sollecitato, cioè noi lo chiamiamo ad essere attivo».

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