Psicologi dell’Ausl di Imola in campo per sostenere operatori sanitari e cittadini

IMOLA. Gli studenti cominciano a far fatica nel ricordare quando è stata la loro ultima lezione sui banchi di scuola. Gli anziani faticano un po’ a loro volta a mettere in fila i giorni della settimana. Tutti cominciano a sentire il peso della quarantena. Si entra nella terza settimana di restrizione pesante e ciascuno nella propria casa comincia ad accusare gli effetti derivati dalla solitudine o, a volte, dal sovraffollamento domestico, in ogni caso quelli dati dalla mancanza di libertà. La distanza sociale imposta dalle restrizioni decretate per contenere il virus, per alcuni possono risultare pesanti, per altri aggravare situazioni di disagio preesistenti. Poi c’è quello che sta accadendo a chi invece per via del proprio lavoro ogni giorno è sottoposto a turni massacranti in corsia, ad affrontare situazioni di responsabilità pesanti e a ritmi sostenuti, ad avere a che fare in prima persona anche con la morte di chi non supera le conseguenze del virus, parliamo del personale sanitario.

Team psicologico

Da una decina di giorni l’Ausl di Imola ha creato una squadra di propri psicologi col mandato specifico di lavorare per il supporto sia ai pazienti affetti da coronavirus e loro famigliari che per gli operatori della sanità, ma anche per tutti i cittadini che sentono il bisogno di chiedere aiuto per affrontare le ansie e le preoccupazioni di questi giorni. Compongono il team Chiara Cerbai, Cristina Maccarelli e Massimo Arcella che coordinano il gruppo dei 21 psicologi dell’Ausl operativi sul territorio.

Supporto agli operatori

Dentro all’ospedale dal 19 marzo è stato aperto uno sportello di ascolto dedicato agli operatori sanitari impegnati nella cura dei malati di coronavirus. Tre giorni a settimana di pomeriggio a Imola e due giorni al mattino a Castel San Pietro per incontrare, in maniera protetta, medici e infermieri. «Nei reparti – spiega Arcella – ascoltiamo anche i ricoverati in attesa di esito del tampone, ovviamente non faccia a faccia ma con video colloqui, e lo stesso vale per i positivi e loro famigliari». «Gli operatori sanitari in particolare, sono sottoposti in questo particolare momento a un elevato stress, oltre alla paura di contagio per sé e per la famiglia possono reagire alla difficoltà con un calo di empatia e distacco – aggiunge Cerbai –. Per alcuni, specie infermieri e infermiere e molto giovani, al carico di responsabilità e anche al timore, si aggiunge il fatto che devono gestire tutto da soli perché magari si trovano in trasferta lontane da casa». «Per gli operatori è importante accompagnarli nel riportarli alla distinzione dei loro diversi ruoli –aggiunge Maccarelli – e far sì che il loro ruolo professionale non si sovrapponga a tutto».

Supporto ai cittadini

Altre sono le difficoltà dei cittadini, ai quali è riservato uno sportello telefonico che risponde al numero 334 6687830 il lunedì e venerdì dalle 9 alle 11 e dalle 14 alle 19 su tutto il territorio Ausl. Chiamano genitori di bambini e ragazzi in età scolare, chiedono consiglio su cosa dire ai più piccoli rispetto a quello che succederà, con i più grandi invece è la coabitazione continua che crea più che altro attriti da risolvere. Poi ci sono gli anziani che temono il contagio, ma soprattutto la solitudine. «C’è anche il dolore di chi ha perso una persona cara – spiega Maccarelli – e non ha avuto la possibilità di assisterla o di dare l’addio. L’impossibilità di compiere un rito come un funerale che serve ad aiutare a lasciare andare i propri cari, appesantisce il carico di dolore e il senso di impotenza. Per chi si ammala c’è invece il timore dello stigma, dell’esclusione sociale derivante proprio dall’essere ammalato». Per ciascuno l’aiuto viene ovviamente modulato sul caso, non esistono ricette preconfezionate. Esistono però consigli che possono essere condivisi con tutti per aiutare a reggere il momento protratto di innaturale isolamento. «Invito a mantenere uno stile di vita sano e a porsi quotidianamente obiettivi e impegni, anche minimi – spiega Cerbai – . Insomma a mantenere la routine integrandola con quella che può essere diventata la nuova routine. Per limitare l’ansia: non dedicare più di due momenti all’informazione sul tema epidemia nell’arco della giornata, evitando l’accesso a social, fare esercizi di rilassamento. Occorre prendere ciascuno il controllo della situazione e confrontarsi con quanto si è in grado di reggere, senza spingersi oltre. Molto utile è ricordarsi come si sono affrontati altri momenti di avversità in passato». Insomma coltivare speranza e positività il più possibile e sfruttare magari la tecnologia laddove si sia distanti. Ad esempio ok alle telefonate quotidiane, ma una videochiamata, suggeriscono gli psicologi, è anche meglio.

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