Psicologa senza titoli, il Comune di Ravenna: “Subentrati a bando dell’Asp”

Su Linkedin figura come libera professionista nel campo dei servizi per la persona e la famiglia. Ma su dépliant e volantini inerenti iniziative pubbliche o rassegne realizzate negli ultimi anni (meri stampati tipografici di segnalazione di appuntamenti, va detto, e come tali privi di valore ufficiale) è apparsa anche come consulente per la genitorialità e in più occasioni presentata come psicologa.

D’altronde, prima che l’Ordine regionale degli psicologi presentasse un esposto in Procura, nessuno aveva mai messo in dubbio le competenze vantate dalla ex coordinatrice della cooperativa selezionata da Asp e Palazzo Merlato per gestire l’appalto pubblico dei servizi educativi e psicologici per minori e famiglie. Eppure nel curriculum della 59enne lughese, attualmente a processo per esercizio abusivo della professione, non tutti i titoli di studio e i percorsi formativi indicati (non era laureata in psicologia e avrebbe millantato anche la maturità classica) hanno trovato riscontro dalle indagini condotte dagli uomini della Guardia di finanza coordinati dal sostituto procuratore Angela Scorza.

Se le incongruenze potessero emergere aldilà dell’inchiesta e se siano o meno mancati accertamenti o controlli è quello che si sta cercando di appurare, mentre su eventuali profili di responsabilità occorrerà attendere l’esito del processo. Ma è indubbio che la vicenda approdata in aula non sia passata inosservata. I primi a essere sorpresi sono stati i suoi colleghi, in primis Laura Gambi, presidente della cooperativa che fino a qualche anno fa si chiamava Libra e che, chiamata a testimoniare, ha dichiarato che «per tutti noi era un dato di fatto che fosse psicologa». E proprio la 59enne a giudizio avrebbe ideato il servizio educativo della cooperativa (di cui ha fatto parte dai primissimi anni dalla costituzione) poi avviato in collaborazione con l’Asp e il Comune di Ravenna.

«Si tratta di fatti precedenti alla nostra gestione (l’attuale cda è stato infatti nominato nell’agosto del 2019, ndr) – spiega la presidente dell’Azienda servizi alla persona di Ravenna, Cervia e Russi, Fabiola Gardelli –. L’Asp dal 2017 si occupa esclusivamente di gestire strutture per servizi agli anziani e non abbiamo servizi o progetti affidati a cooperative di professionisti mentre abbiamo un regolamento per gli incarichi con procedure ad evidenza pubblica».

Mentre l’assessora Valentina Morigi precisa che il Comune non ha emanato alcun bando ma è solo «subentrato a gara che era stata indetta dall’Asp». Al bando triennale del 2016 (poi rinnovato nel 2019) partecipò solo la cooperativa Libra; Palazzo Merlato, puntualizza l’assessora, «è subentrato ad appalti già in essere». Per quanto riguarda i titoli, «nella gara indetta dall’Asp erano richiesti in modo specifico per psicologi ed educatori», mentre la 59enne «da quello che ci risulta non aveva incarichi ma era la coordinatrice del progetto e per quel ruolo non erano richieste competenze particolari». Lo riproverebbe il fatto che «centinaia di famiglie sono state seguite da una ventina di psicologi – conclude la Morigi –, nessuna delle quali da lei».

Secondo quanto ricostruito dalla Finanza, la 59enne avrebbe però seguito nell’ufficio al primo piano della sede della cooperativa adibito a “studio psicologico” singoli pazienti e famiglie per sedute e consulenze, aspetto confermato in aula dalla stessa presidentessa della cooperativa che ha dichiarato che «nell’ultimo anno, prima delle dimissioni, avrà seguito 17/18 persone». Un ambito, questo, su cui l’assessore non entra. «Se l’ha fatto privatamente non lo so; in ogni caso, anche fosse, il Comune non avrebbe comunque alcun ruolo» commenta la Morigi.

Sulla tipologia di incarichi e i margini delle consulenze fornite dalla 59enne si gioca d’altronde tutto il processo. Un aspetto, quello della definizione del confine dell’attività professionale, non semplice da accertare come riconosce lo stesso presidente regionale dell’Ordine degli psicologi, Gabriele Raimondi. «Anche per questo ci siamo costituiti parte civile – afferma –. Il nostro obiettivo è tutelare la salute dei cittadini contrastando l’esercizio abusivo della professione, cosa che cerchiamo di portare avanti anche tramite azioni di informazione oltre a quelle di contrasto. Nel caso in questione, dal momento che la persona non risultava iscritta all’albo, abbiamo presentato un esposto all’autorità giudiziaria che ha poi avviato le indagini. Purtroppo in Italia non c’è l’abitudine a verificare le credenziali, andando a vedere se chi si promuove come professionista è tale o meno. Per questo, oltre ad aggiornare continuamente l’albo abbiamo puntato anche sulla geolocalizzazione dei professionisti iscritti all’Ordine. Nel nostro settore il fenomeno del sommerso è presente e non è facile da individuare, anche per la presenza di figure psuedo-professionali, penso ad esempio ai counselor, che hanno alcuni punti in comune col nostro lavoro. Nel nostro campo c’è chi si comporta come psicologo senza esserlo, per questo abbiamo la necessità di definire dei confini. Ancor più in un momento storico come quello che stiamo vivendo, con la pandemia che ha aumentato le richieste di sostegno psicologico da parte delle persone, è fondamentale tutelare chi si rivolge a un professionista mettendo in gioco le proprie emozioni e i propri equilibri».

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