Psicologa: i giovani travolti dalla pandemia si danno agli abusi

Allegra Zanni

Il progetto “Adolescenti e migranti 2019/2020 musica, poesia di resistenza e azione” ha vinto il primo premio Ipa community award, assegnato dalla Education committee, che ha lodato l’originalità dell’impegno per raggiungere attraverso la psicoanalisi e la musica la generazione più vulnerabile, inaccessibile e bisognosa. Per la dottoressa Cinzia Carnevali, che ha curato l’iniziativa, si tratta di un riconoscimento fondamentale che sottolinea la necessità di prestare ascolto agli adolescenti, soprattutto in un momento complicato e doloroso quale è la pandemia che da quasi un anno ci troviamo ad affrontare.

Carnevali, il progetto “Adolescenti e migranti” viene premiato alla sua terza edizione, segnata dalla pandemia. Che cosa ha comportato per voi portare avanti il programma in questo contesto?

«La situazione che stiamo vivendo è un trauma collettivo, all’interno del quale riconosciamo una vulnerabilità comune. È una dimensione simmetrica: siamo tutti fragili. Il momento di ascolto che siamo riuscite ad offrire ai ragazzi e ai richiedenti asilo in un contesto così complicato ha sicuramente rafforzato il nostro desiderio di continuare a portare avanti e riprendere il progetto».

E per i ragazzi? Cosa significa vivere una pandemia?

«Il lockdown ha creato un’ansia claustrofobica. Da un lato l’importanza della scuola è “venuta meno”, dall’altro chi vive atmosfere familiari fredde – segnate da una mancanza della presenza genitoriale – si è visto negato un calore esterno. Questa situazione di vuoto, in alcuni casi, ha potuto portare a sviluppare forme di dipendenza nel tentativo di riempire il vuoto o cancellare il dolore, che non è sopportabile».

C’è un modo per arginare questa deriva?

«Dare ascolto a quello che comunicano, tenendo presente che gli adolescenti non sempre comunicano con le parole. La comunicazione spesso passa attraverso i sintomi, il comportamento, le azioni. È importante leggere un comportamento. Un genitore che vede un ragazzo che non vuole alzarsi per andare scuola può pensare che sia semplicemente svogliato, mentre può essere una richiesta di aiuto, un sintomo di depressione e perdita di autostima. La difficoltà per l’adulto sta nel mettersi in discussione, che è sempre difficile, e nell’abituarsi all’ascolto della sofferenza».

Il mondo degli adolescenti però non ruota solo attorno ai genitori. Che ruolo possono giocare le amicizie?

«È normale che il centro dell’attenzione degli adolescenti si sposti dai genitori ai gruppi di coetanei. Questo momento non deve essere vissuto con paura o in modo asfissiante. Si deve spingere i giovani a conciliare il loro bisogno di appartenenza con un pensiero autonomo e critico».

In concreto, quali sono i rischi che corrono gli adolescenti – e che la pandemia può avere accresciuto?

«Le nuove patologie, che sono dipendenza da fumo o droghe – tornate purtroppo alla ribalta – ma anche alcol e videogiochi e che possiamo considerare un modo per anestetizzare un dolore più profondo. Dolore che come psicoanalisti della Spi e Sipsa cerchiamo di affrontare e comprendere con i nostri progetti, attraverso forme di espressione come la musica, l’arte, la poesia. Azioni di questo genere sono fondamentali, e per questo vorrei ringraziare Coirag, l’associazione Arcobaleno, l’associazione Margaret, l’istituto Scienze dell’uomo – progetto Interazione, le cooperative Cad e Cento fiori e le scuole superiori che hanno aderito: il liceo “Cesare – Valigmili”, l’ipsct “Luigi Einaudi” e il “Volta-Fellini” di Riccione».

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