Pronti per il Monte Mercurio e per una vera abbuffata di salite

Alla scoperta di Monte Mercurio fra strade rese celebri dalla Nove Colli e altre poco battute ma non meno affascinanti sia per paesaggi sia per pendenze. Grande protagonista di questo giro, di circa 75 km, la salita: il dislivello complessivo, infatti, supera i 2.000 m e la pianura è praticamente assente.

Il percorso

Itinerario: Forlì – Pieve di Rivoschio – Ranchio – Monte Mercurio – Pieve di Rivoschio – Forlì

Distanza: 75 chilometri

Tempo: 03:07 (media 24,3 km/h, cicloamatore mediamente allenato)

Salita: 1.130 m

Discesa: 1.140 m

Altitudine massima: 662 m

La prima parte dell’itinerario ricalca quella di un tracciato già illustrato. Partenza, infatti, sempre da Forlì, in viale dell’Appennino, sino alla frazione di San Martino, dove si gira a sinistra in via Monda, si segue la provinciale 72 e poi la vecchia Bidentina sino a Meldola, che si attraversa raggiungendo il ponte dei Veneziani. Oltrepassato quest’ultimo, si svolta a destra in via Sbaraglio (strada provinciale 48), congiungendosi al percorso della Novi Colli. Superata la piccola asperità di monte Cucco, si inizia a risalire la valle del torrente Voltre, lungo la strada provinciale 78 Meldola-Pian di Spino. Dal bivio per Teodorano/Borello (Strada provinciale 48) si procede per circa 5 km, caratterizzati da una serie di mangia e bevi, a tratti allo scoperto, a tratti nel bosco. La strada spiana poco prima del piccolo abitato di Pian di Spino, dove ha inizio la prima ascesa del giro, la seconda della Nove Colli, quella a San Matteo/Pieve di Rivischio. Complessivamente, sono 9,4 i km da affrontare, per 357 m di dislivello, ma le difficoltà sono concentrate prevalentemente nei primi 4,5 km, visto che poi segue un tratto per la maggior parte in discesa prima della coltellata finale che porta alla sella di Pieve di Rivoschio. La salita comincia poco dopo il bar, e dopo 400 m agevoli (poco sotto il 4%), le pendenze si fanno decisamente più interessanti (punta del 9%) anche se una serie di 5 tornanti aiuta a superare il dislivello. Il paesaggio è selvaggio, con i calanchi a farla da assoluti protagonisti: sulla destra si può scorgere la il rudere della rocca di Giaggiolo, mentre alle spalle si spazia sino al mare. Durante la Nove Colli, la strada è un serpentone ininterrotto di ciclisti, di solito, invece, il traffico è poco consistente. Superata la serie di tornanti che caratterizzano il primo chilometro, un breve tratto in falsopiano introduce alla seconda parte dell’ascesa, più impegnativa, come certifica subito una bella rampa al 9%. Cinquecento metri di tregua, quindi, si torna a fare sul serio, anche se la cima è vicina, e si scorge davanti a sé, poco più in alto. Per raggiungerla, occorre superare un rettilineo a doppia cifra (11%,) un doppio tornante, e un ultimo strappetto (6-7%). Dopo il bivio per San Matteo (a sinistra, strada bianca), si inizia scendere lungo il crinale che separa la valle del Voltre a quella del Borello, con vista magnifica sulle cime circostanti, sino a Carpegna e San Marino, mentre davanti si può scorgere Pieve di Rivoschio e, oltre, il verdeggiante monte Mercurio. L’asfalto, storicamente molto rovinato, è stato rifatto in molti punti lo scorso anno, in occasione del passaggio del Giro d’Italia, nella tappa che ricalcava il tracciato della Nove Colli. Dopo una serie di saliscendi, si piega a sinistra per affrontare l’ultimo muro, poco meno di un chilometro, inframezzato da un tornante, per arrivare alla sella di Pieve di Rivoschio: la pendenza si aggira sul 6,5%, con un ultimo strappo al 10,3%. La scalata termina al bivio che immette sulla strada provinciale 68, dove si svolta a sinistra, continuando a seguire il percorso Novi Colli. Inizialmente, la strada cala alternando qualche breve risalita poi, dopo un tornante a destra, punta decisa verso il basso, con un rettilineo quasi perpendicolare che taglia i calanchi della montagna. Un paio di curve e si raggiunge San Romano alta, dopo la quale altri tre ripidi tornanti conducono al fondovalle (San Romano bassa). Anche questo tratto ha beneficiato del passaggio del Giro d’Italia nell’ottobre scorso, visto che l’asfalto in diversi punti è nuovo di zecca. Al termine della discesa, si gira a destra imboccando la strada provinciale 29 e in un km si raggiunge Linaro, dove si abbandona il tracciato della Nove Colli. La gran fondo di Cesenatico, infatti, svolta a sinistra verso la Ciola, terzo dei nove colli, mentre nell’itinerario proposto si prosegue lungo la Sp 29, affrontando i due tornanti che attraversano il piccolo borgo, uno dei più antichi della valle del Borello (secolo XI). Appena la strada torna a spianare, guardando sulla propria destra, si può vedere come l’abitato sorga su una rupe a picco sul torrente Borello, che disegna una profonda gola ammirabile qualche centinaio di metri più in basso. All’altezza del cimitero, si ridiscende e si continua poi a risalire la valle del Borello, che scorre ora sulla sinistra ora sulla destra, circondati da una fitta vegetazione. Da qui, in 5 km si raggiunge Ranchio (330 m), con due tornanti ravvicinati che consentono di prendere rapidamente quota ed entrare nel centro abitato, arroccato su un massiccio di pietra arenaria da cui si domina la sottostante valle. Questo tratto era stato inserito nell’edizione 2018 della Gran Fondo del Sale, che dopo monte Cavallo proponeva l’ascesa di Monte Finocchio. La deviazione per quest’ultimo (indicazioni Sarsina) si trova sulla sinistra proprio all’ingresso del paese, ma va ignorata. Bisogna, infatti, continuare diritto sino a una piazzetta dove si lascia la Sp 29 per imboccare, a destra, la Strada provinciale 134 (indicazioni Seguno/Cigno). Ha inizio qui la salita al valico di Monte Mercurio (662 m), che separa la valle del Borello da quella del Voltre, o meglio del Rio Avellaneta, suo affluente di destra. Pur non essendo una delle salite più rinomate della zona, non è affatto da sottovalutare, visto che in 5 km si supera un dislivello di 354 m, con una pendenza media che sfiora il 7%. Il primo km, eccetto due brevi puntate sopra il 7%, è quasi pianeggiante, poi, però, la pendenza inizia a mordere, superando il 7% e presentando uno strappo in doppia cifra. Fortunatamente, la strada torna a spianare, ma è solo un’illusione, perché dall’inizio del secondo km sino alla cima non c’è praticamente più tregua: si viaggia costantemente fra il 7-10%, toccando quota 12%. Per di più, non ci sono veri e propri tornanti a facilitare l’ascesa. La strada, infatti, si inerpica alternando curve e semicurve in un ambiente chiuso dalle cime circostanti, con l’asfalto, rugoso e rovinato, ad aggiungere fatica alla fatica. Dopo 3,5 km, la pendenza molla un po’, e si incontrano le uniche abitazioni di tutta la salita, a riprova di come si stia attraversando una zona selvaggia e poco frequentata. In questi 500 m facili, si tralascia prima il bivio per Civorio poi quello per Cigno e Seguno, in corrispondenza del quale si tiene la destra per affrontare l’ultimo impegnativo km, un lungo rettilineo al 9% che si conclude sul valico, sopra il quale svetta un’antica torre di avvistamento. Di qui, in leggera discesa, si fa rotta su Pieve di Rivoschio, distante 6,5 km, estremamente tortuosi e con fondo stradale in pessime condizioni. Dopo un tratto iniziale allo scoperto, si entra in un fitto bosco, ma nei tratti aperti la vista può spaziare dalle vette dell’alta valle del Bidente sino al crinale con la Toscana. Superata Pieve di Rivoschio, si raggiunge in breve il bivio per Meldola, dove si chiude l’anello. Una volta qui, infatti, è sufficiente svoltare a sinistra nella Sp78 e seguire a ritroso lo stesso percorso dell’andata, sino a Forlì. Per chi desiderasse tornare alla base senza rifare per forza lo stesso itinerario, c’è un’interessante alternativa. Circa un chilometro prima dell’abitato di Pieve di Rivoschio, si può prendere a sinistra la Strada provinciale 68 (indicazioni Cusercoli) che in 5 km conduce a Giaggiolo. La strada presenta subito una discesa a strapiombo (pendenza di poco inferiore al 20%), poi procede alternando arcigne salite e altrettanto ripide discese lungo un brullo crinale. Poco prima di arrivare ai ruderi del castello di Giaggiolo, fra cui spiccano i resti del bastione ottagonale, si volta a sinistra, mantenendosi sulla Sp 68, e, con un toboga di 2 km, si arriva a Voltre. Qui, si attraversa il ponte sul torrente omonimo e si risale per 1,2 km. Superato questo dente, in poco meno di 2 ripidi km si plana su Cusercoli, dove si svolta a destra nella Strada provinciale 4 del Bidente e la si segue fino a Meldola per far poi ritorno a Forlì in una decina di km. A livello chilometrico, fra le 2 opzioni cambia poco, visto che entrambe si aggirano sui 32 km, come tempo, invece, la seconda potrebbe richiedere qualcosa di più.

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