Rimini, la presidente degli albergatori: “Profughi? Basta beneficenza”

«La beneficenza è finita. Nell’emergenza del momento è stato giusto ospitare ed accogliere i profughi di guerra ucraini. Come giusto che fosse, abbiamo aperto il cuore e spalancato le porte degli hotel. Ma adesso è necessario regolarizzare i contratti. Ed al più presto. Perché l’accoglienza ha un costo per l’albergatore: dal personale alle spese per i pasti, dalla pulizia ai costi dell’energia». Patrizia Rinaldis, presidente dell’Associazione albergatori riminesi, non usa mezzi termini. E, nella sua trasparente schiettezza, sintetizza quello che è l’idem sentire della categoria. «Io sono in linea con quanto detto dal Prefetto al tavolo di confronto sull’accoglienza – sottolinea la Rinaldis -: se l’hotel è impiegato come struttura di un Cas, il rapporto deve essere tenuto con l’associazione o con la cooperativa che gestisce il centro di accoglienza; se, invece, la struttura ricettiva aderisce ad un’associazione di categoria che rientra nell’accordo quadro siglato con la Regione, allora il riferimento è con quell’organizzazione». La numero uno di Aia continua: «E’ proprio in questo contesto che rientrano quei contratti di cui ho accennato prima e che, il prima possibile, dovranno essere stipulati tra Associazioni e Stato, nella figura della Protezione civile. Da parte nostra abbiamo già inviato i nominativi degli hotel disposti ad ospitare i profughi o che hanno già provveduto ad accoglierli all’interno della struttura. Perché, è bene ricordarlo, il pagamento di tutte le spese sostenute dall’albergatore scatterà dal giorno in cui i contratti verranno messi nero su bianco. Non prima». 

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