Guerra in Ucraina: profughi in salvo da nonna Alina a Fusignano dopo 3 giorni di fuga

Tre giorni di viaggio per scappare da una vita d’inferno, ammesso che in vita ci fossero ancora. È durata così tanto la fuga disperata di una famiglia ucraina di cinque persone dalla provincia di Odessa, nel sud dell’Ucraina: Victor e Natalia, marito e moglie, assieme ai tre piccoli figli, Cristina e Nikita di sette e cinque anni, e l’ultimo arrivato, Oleg, che ha solamente quattro mesi. Ad attendere i suoi nipotini a Fusignano c’era la nonna Alina, mamma di Victor, che da sedici anni vive qui, dove per molto tempo ha svolto il lavoro di badante.

Lacrime, baci e abbracci

Domenica notte l’arrivo, i baci, gli abbracci e i pianti che ben presto hanno lasciato il posto a un po’ di sorrisi speranzosi e qualche dolcetto per i più piccoli; non li vedeva da oltre tre anni e nelle giornate scorse ha temuto davvero di non poterlo più fare.

A tradurre ci pensa lei, farcendo con un po’ di dialetto romagnolo quei colloqui. «Per ora staranno qui da me – racconta Alina, alternando gioia e incredulità – ma stiamo cercando un appartamentino in affitto. La loro fuga è stata faticosa, ma era l’unico modo per salvarsi: prima la traversata in traghetto per lasciare i confini nazionali, poi l’arrivo in Romania e la partenza in pullman. Purtroppo l’altro figlio più grande non può partire, perché lasciano passare solo chi ha famiglia».

È su questa frase che la sua voce sembra essere un po’ più soffocata. Lo sa che se ci fosse bisogno, come sembra esserci, ogni uomo sarebbe chiamato a difendere il Paese, imbracciando un fucile e ben sapendo che in quella guerra le opzioni sarebbero solo due: sparare o sperare. Sicuramente a sperare che tutto ciò finisca sono l’altro figlio e la sua famiglia, anche se quell’inferno potrebbe rimanere solo e per sempre un lontano ricordo.

Il nuovo sogno

«Adesso il loro sogno è vivere vicino a me, e coincide col mio – continua la nonna Alina –. Dalle loro case hanno sentito gli attacchi e mio figlio ha dovuto metter in salvo tutta la sua famiglia, scappando e rifugiandosi da me. Le informazioni che hanno ricevuto oggi da chi è rimasto là dicono che la situazione sta peggiorando: gli spari si sentono anche in Moldavia».

Appena si è sparsa la notizia del loro arrivo un’amica di Alina, Elisa Avveduti, si è subito attivata per una raccolta viveri di prima necessità, vestiti e giochi per i bimbi, che ha come punto raccolta il bar Centrale di Sant’Agata sul Santerno.

Il dramma nel dramma

In tanti hanno già risposto all’appello, ma purtroppo non sarà l’unico. Quei profughi infatti non sono i primi ad arrivare in Bassa Romagna e non saranno nemmeno gli ultimi. Tuttavia sono riusciti a scappare senza dover lasciare nessun familiare in mezzo alla guerra. Già, perché il dramma nel dramma è che alcuni genitori sono costretti a mettere in salvo i figli, con la speranza di ritrovarsi al più presto. Ciò che è successo anche tra i nostri Comuni nel weekend scorso, nel quale sono arrivati bambini affidati agli zii che, dopo esser partiti per quelle frontiere, hanno replicato quel viaggio per portarli al sicuro nelle loro case.

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