Processo “Misano connection”, assolto l’avvocato Guerra

Era l’alba del 15 marzo del 2012 quando i carabinieri suonarono alla porta dell’avvocato Guglielmo Guerra per notificargli un ordine di custodia cautelare in carcere con l’accusa di associazione per delinquere, finalizzata al favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, nell’ambito dell’inchiesta ribattezzata “Misano connection”. Al legale, il primo a finire in cella nel Riminese, era contestato di aver permesso di realizzare diverse case d’appuntamento, in alcuni immobili di sua proprietà tra Rimini e Riccione. Case, sosteneva l’accusa, dove si erano prostituite circa cento donne che per esercitare la professione più antica del mondo pagavano al padrone di casa una cifra di molto superiore a quella scritta sui contratti d’affitto. Per questo, il 20 luglio del 2018, il tribunale di Rimini lo aveva condannato a 7 anni e sei mesi di reclusione. Sentenza completamente rivisitata ieri dalla Corte d’appello di Bologna che, dopo non aver rilevato la sussistenza dell’associazione per delinquere, lo ha assolto.

Il crollo delle accuse a Guerra, arrivato al processo di secondo grado difeso dal collegio composto dagli avvocati Roberto D’Errico, Stefano Caroli e Gianpaolo Colosimo, ha portato alla demolizione di tutta la sentenza riminese. Sono stati così assolti anche l’imprenditore edile Zito Rocco (era stato condannato a 4 anni), difeso dagli avvocati Federico Bertuccioli e Gianluca Sposito che curava la manutenzione degli immobili; Luciano Perazzini (avvocato Giovanni Marcolini), tra i nomi più noti all’epoca delle movida riccionese: l’accusa di favoreggiamento della prostituzione gli era valsa la condanna a 4 anni, così come sono stati cancellati i due anni di pena a Rocco Iacubino (avvocato Gianpaolo Colosimo), carabiniere all’epoca in servizio a Riccione, la Compagnia che aveva curato le indagini. Confermata la condanna, seppur scontata da 4 anni e 6 mesi e 4 anni (avvocato Stefano De Giusti del Foro di Roma) per favoreggiamento e sfruttamento di Mara Porretta, la professionista cui Guerra aveva sempre detto di aver affidato la gestione di quella parte del suo patrimonio immobiliare. Ha invece già chiuso da tempo la sua partita con la giustizia Francesco Delliponti, amico della donna, esperto informatico e addetto all’inserimento delle inserzioni per pubblicizzare le case d’appuntamento sui giornali e su Internet, da questa partita si è già tirato fuori, patteggiando la condanna a 2 anni e 2 mesi, sempre nel 2012, appena 4 mesi dopo la conclusione dell’indagine.

La Corte d’Appello ha disposto anche il dissequestro definitivo del patrimonio immobiliare dell’avvocato Guerra che attraverso l’avvocato Caroli annuncia la volontà di intentare contro lo Stato una causa per ingiusta detenzione. Ha invece già ottenuto una pronuncia favorevole in sede civile: l’amministratore giudiziario dei beni, infatti, è stato condannato al risarcimento dei danni per l’incuria nella custodia degli immobili sequestrati.

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