Prince – Sign o’ the times Super Deluxe Edition

Questa Super Deluxe Edition di “Sign o’ the times” contiene, oltre alla versione rimasterizzata dell’album originale del 1987, quattro dischi di brani rimasterizzati provenienti dall’archivio di Prince, il live registrato quell’anno a Utrecht e il dvd del concerto del 31 dicembre 1987 al Paisley Park, in cui c’è anche Miles Davis. Un vero e proprio viaggio all’interno di uno di quei dischi che – come nel caso di “Songs in the key of life” di Stevie Wonder e del “White album” dei Beatles – riescono a contenere un intero mondo. Un concentrato di idee, di arte sopraffina e di quello che per lungo tempo si è definito il crossover.

In “Sign o’ the times”, il processo “alchemico” di integrazione di certi stilemi legati al rock, al funk, al soul, all’elettronica, alla new wave, alla psichedelia, al jazz, assume dei contorni che hanno quasi dell’incredibile. Un corpo musicale segnato da un’impressionante varietà interna e in grado di esaltare la spavalderia visionaria del musicista americano in relazione alle possibilità dell’arrangiamento e ai criteri con cui organizzare armonie, ritmi e colori.

Prince dà vita ad un’opera che sembra configurarsi come una sorta di “matrioska pop”, che chiede all’ascoltatore di concentrarsi su ogni dettaglio (un ostinato, un timbro, un groove…) e su quanto dai dettagli promana. Un’architettura sonora, apparentemente “caotica”, dalla quale emerge tutta l’intraprendenza musicale dell’artista statunitense e in cui a risaltare sono, soltanto per citare alcuni elementi, certe astuzie pop, la straordinaria inventiva ritmica, le innovazioni nel trattamento delle voci, il virtuosismo strumentale e una logica vocale atta a mettere in luce tutte le potenzialità espressive del “folletto di Minneapolis”. Un artista che, come ci dimostra il materiale contenuto in questa edizione di “Sign o’ the times”, ha mosso ogni suo passo verso l’ossessiva ricerca di soluzioni funzionali alla costruzione del significato più profondo di una canzone: un senso capace di trascendere la distinzione tra musica e testi, accompagnamento e interpretazione. Allo scopo “di creare bellezza e dare piacere, di far ballare ma anche di far riflettere”, unendo narcisismo, trasgressione sessuale, ambiguità, amore, spiritualità e politica [“L’uragano Annie ha sradicato il tetto di una chiesa/ E ha ucciso quelli dentro/ Cambi canale e ogni storia ti racconta che è morto qualcuno/ Una donna ha ucciso il suo bambino/ Perché non poteva permettersi di nutrirlo/ E noi mandiamo gente sulla Luna/ A settembre mio cugino ha provato la coca per la prima volta/ Ora si fa di speed: è giugno” (Sign O’ The Times); “Se fossi una tua amica, ti lasceresti vestire da me?/ Voglio dire scegliere i vestiti prima che usciamo?/ Non che tu non sappia farlo da sola/ Ma a volte sono queste le cose che significano essere innamorati/ Se io fossi la tua unica amica/ Correresti da me se qualcuno ti facesse del male/ Anche se quel qualcuno fossi io?/ A volte penso a quanto potremmo essere felici insieme” (If I Was Your Girlfriend); “Giorno nero, notte tempestosa/ Niente amore, niente speranza in vista/ Non piangere, Lui sta arrivando/ Non morire senza aver conosciuto la Croce/ Ghetti alla nostra sinistra/ Fiori sulla destra/ Ci sarà pane per tutti/ Se riusciremo a portare la Croce/ Abbiamo tutti i nostri problemi/ Alcuni grandi, altri sono piccoli/ Presto tutti i problemi saranno presi dalla Croce” (The Cross)].

“Scomparso nel 2016, Prince – ha scritto Carlo Moretti – ha sempre avuto la straordinaria capacità di scompaginare tutte le certezze acquisite in campo musicale: dentro la musica nera anche per questioni genetiche, dentro quella bianca per attitudine naturale al rock, a maltrattare le chitarre, a tirare fuori strazianti assoli, a loro modo unici, pur incrociando tutti i più grandi esempi del passato”.

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