Presunto caso di “Revenge Porn” a Ravenna, lui nega: «Non è il mio membro»

RAVENNA. All’imputato è stato chiesto di riconoscersi nella foto incriminata. Peccato che il profilo immortalato dallo scatto non fosse il suo, bensì quello della consorte nel mentre di un momento di profonda intimità. Ancor meno ortodossa la domanda choc del difensore dell’uomo, un 50enne ravennate accusato di diffamazione aggravata per un presunto caso di “revenge porn” tra marito e moglie: «È suo il membro che la signora sta gratificando?». Il teste ha risposto negando.

Chiara la linea difensiva seguita dall’avvocato Nicola Casadio, a costo di suscitare la pronta reazione della parte civile, rappresentata dall’avvocato Cristina Magnani: in quella foto osé la moglie era con qualcun altro, forse la stessa persona che per “incastrare” il marito, il 7 settembre del 2016, è riuscita a rendere pubblica l’immagine sfruttando la linea dati della sua abitazione. Una ricostruzione che il legale intende provare con i testi della difesa.

Gli annunci sui siti a luci rosse

Per il momento ci sono i fatti: quel giorno, l’immagine intima era stata pubblicata in un sito di annunci a luci rosse, associata al numero di telefono del locale in cui la donna lavorava. “Venite – recitava l’invito aggiungendo il nome di un noto ristorante di Marina di Ravenna -, durante e dopo il lavoro faccio…”, e proseguiva rimandando all’atto immortalato nello scatto rubato. Era la seconda volta che capitava, così la vittima aveva preso coraggio e aveva denunciato l’ormai ex marito. Solo lui – aveva riferito durante una delle passate udienze – avrebbe potuto divulgare quel contenuto.

Ma la prova dell’innocenza dell’imputato, secondo la difesa, starebbe anche negli impegni di lavoro documentati, che nei giorni in cui gli annunci scabrosi sono comparsi online lo avevano portato in Svizzera. Secondo la ricostruzione finalizzata a scagionare il 50enne, anche la stessa parte offesa avrebbe potuto – per assurto – accedere alla casa coniugale approfittando dell’assenza del coniuge per pubblicare a suo nome la foto e incolparlo. Le chiavi dell’abitazione, così ha riferito ieri la sorella dell’imputato, la donna le aveva riconsegnate solo il mese successivo. Versione contrastante con quanto da lei dichiarato, assicurando di essersene sbarazzata fin dal luglio precedente. E proprio per chiarire questa discordanza, sarà sentito un nuovo teste chiamato a deporre dalla parte civile. Prossimo appuntamento il Primo aprile.

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