Trentanovenne cesenate assassinato a Medellin. Sono due le priorità in queste ore degli investigatori. Hanno tracciato un identikit dei due rapinatori trasformatisi in assassini (resta quella della rapina finita male la pista più seguita) ma stanno seguendo anche il segnale del telefono rubato alla vittima. Spesso incredibilmente ancora acceso e tracciabile: con tutte le difficoltà del caso legate ad un Paese come la Colombia ed a Medellin, che ha sacche di popolazione nemmeno censite all’anagrafe che vivono in ghetti a due passi dal centro storico.

La vicenda è quella dell’uomo morto per un unico colpo sparato a bruciapelo alla nuca. Luca Andreoli. Una persona che lavorava come commerciante d’oro ed aveva 39 anni. A Cesena era nato e cresciuto a San Vittore e dopo il liceo Scientifico Righi e studi all’università di Bologna e in Australia aveva trovato lavoro ed affetti in Colombia.

Sua moglie, l’ingegner Johana Joaqui, è stata messa sotto protezione dalla polizia fin dalle ore successive al delitto. Le hanno impedito di fare rientro nella casa dell’omicidio temendo che gli assassini potessero tornare sui loro passi ed eliminare chi li ha visti in faccia. La donna si trova in compagnia sicura ma è nascosta in qualità di unico testimone oculare del delitto. Dei killer ha disegnato l’identikit da mettere a disposizione delle autorità.

In due, all’apparenza 20enni, con pistole dotate di silenziatore, hanno affrontato all’alba Luca Andreoli mente usciva di casa per lavoro. Lo hanno ucciso a sangue freddo sparandogli alla nuca dopo aver ammazzato anche il rottweiler in giardino. Sua moglie, ferita ad una gamba, ha lottato ed è riuscita a disarmare per un attimo uno degli assassini mettendoli in fuga. Per questo ora deve stare al sicuro almeno fino a quando non verranno completate le operazioni di rimpatrio della salma di Luca Andreoli e dunque fino a quando non potrà accompagnare le ceneri del marito nel suo ultimo viaggio: verso le esequie da celebrarsi a San Vittore di Cesena.

La polizia contemporaneamente segue anche le tracce dello smartphone della vittima. L’unica cosa rubata. Saltuariamente fin da venerdì pomeriggio viene acceso e manda il suo segnale visibile sia agli investigatori che ai parenti di Luca. Anche se fosse stato venduto a qualche sprovveduto ritrovarlo potrebbe aiutare le investigazioni che continuano a mantenere anche una pista diversa da quella della rapina.

A Rionegro, nel distretto di Antioquia, il cesenate lavorava in una raffineria d’oro inserita in una zona franca in passato (dai tempi di Escobar) al centro di loschi traffici. Tra le tesi c’è dunque che l’uomo possa aver visto qualcosa che non doveva e che qualcuno (anche solo credendo questo) abbia assoldato due killer per eliminarlo, in una fetta di mondo dove la vita delle persone vale veramente pochissimo.

Ieri alle 20 c’è stata una veglia di preghiera per Luca nella parrocchia di San Carlo, dove vive la madre Patrizia, maestra elementare a Martorano. «Me lo hanno ammazzato come un cane» continuava a sussurrare agli amici in un dolore incalcolabilmente, comunque, sempre composto.

Tra i tanti convenuti un gruppo di alunni che la madre di Luca Andreoli aveva salutato col lockdown e che quest’anno saranno in prima media. Non hanno voluto far mancare il loro abbraccio affettuoso ala maestra in questo momento difficilissimo.

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