Predappio, al raduno circa 150 nostalgici di Mussolini: una decina i saluti romani VIDEO

Le polemiche che hanno accompagnato la settimana precedente il raduno per commemorare l’81° anniversario della morte di Benito Mussolini non sono servite da richiamo per convogliare a Predappio un numero superiore di nostalgici. Secondo le forze dell’ordine sono stati infatti 100-120 i partecipanti al corteo che si è snodato da piazza Sant’Antonio per arrivare, al massimo, non oltre i 150 presenti sul piazzale antistante l’ingresso nel cimitero. Numeri in linea con le presenze dell’anno scorso.

Aperto da tre corone d’alloro seguite dagli stendardi degli Arditi, Rsi e Anai ed un lungo bandierone tricolore, il corteo composto si è mosso con passo lento e silenzioso per percorrere i 1.800 metri verso San Cassiano. Con una presenza principalmente maschile, diversi giovani, qualche famiglia con bambino su cui hanno vigilato le forze dell’ordine anche con l’utilizzo di agenti dotati di telecamere portatili.

Nel piazzale del cimitero, la pronipote Orsola Mussolini che a ottobre scorso era stata molto critica verso Forza Nuova, non si è pronunciata sugli avvenimenti degli ultimi giorni: «È stata una settimana difficile, non voglio commentare». Chi attendeva Roberto Fiore o qualche rappresentate di Forza Nuova è rimasto deluso, nessuno si è manifestato. Nel suo discorso Orsola Mussolini ha ricordato che il prossimo 23 maggio saranno cinque anni dalla riapertura della cripta ringraziando i volontari ed in particolare Angela Di Marcello che funge da coordinatrice. Ha iniziato leggendo una lettera di Mussolini dell’aprile 1944 con un attacco verso il direttore d’orchestra Arturo Toscanini. Poi ha proseguito leggendo il discorso che «contemporaneamente a noi a Dongo sta pronunciando l’associazione Mario Nicolini», per affermare successivamente: «Non accettiamo le certezze del politicamente corretto».

Recitate le consuete preghiere del Legionario, Ardito e Ausiliaria mentre quella delle Fiamme Bianche è stata letta con voce squillante dal reduce Sergio Cappelletti, classe 1928, diventato bersagliere nel primo dopoguerra.

Prima di chiamare il Presente, atto finale della manifestazione, Orsola Mussolini ha consigliato di portare una mano al petto e non fare il saluto romano ma almeno una decina di presenti non ha rispettato l’invito. Le nipoti Silvia Edda, invece, hanno partecipato alla messa in chiesa, rimanendo i disaccordi in famiglia per la gestione della cripta di famiglia.

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